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Tesi etd-01072004-233521


Thesis type
Tesi di laurea vecchio ordinamento
Author
Genovesi, Marianna
email address
marian77@supereva.it
URN
etd-01072004-233521
Title
Assetto strutturale ed evoluzione dei fluidi sintettonici nell'area di Gorfigliano (A. Apuane)
Struttura
SCIENZE MATEMATICHE, FISICHE E NATURALI
Corso di studi
SCIENZE GEOLOGICHE
Commissione
relatore Carosi, Rodolfo
relatore Montomoli, Chiara
Parole chiave
  • vene
  • Tettonica
  • inclusioni fluide
  • Alpi Apuane
Data inizio appello
30/01/2004;
Consultabilità
parziale
Data di rilascio
30/01/2044
Riassunto analitico
E’ stato effettuato uno studio meso e micro strutturale della zona di Gorfigliano situata nel settore nord-orientale delle Alpi Apuane. Per meglio comprendere l’evoluzione strutturale della zona esaminata ed avere ulteriori indicazioni sul percorso P-T esistente durante i diversi eventi deformativi è stata svolta un’analisi della deformazione progressiva con lo studio dei sistemi di vene sintettoniche e su campioni idonei, prelevati da tre sistemi di vene principali, è stato svolto uno studio delle inclusioni fluide. <br>L’analisi strutturale ha evidenziato che l’attuale assetto è il risultato dell’interferenza di tre fasi deformative: la fase D1 e la fase D2 sviluppatesi in regime tettonico di tipo compressivo e la fase D3 sviluppata in un contesto tettonico estensionale.<br>La fase D1 è responsabile dello sviluppo di pieghe isoclinali a piano assiale suborizzontale, caratterizzate da fianchi assottigliati e cerniera ispessita (classe 1C e 2 della classificazione di Ramsay, 1967), con assi A1 orientati N120 ed immergenti mediamente di 30° verso NW. <br>A questa fase è sempre associata una foliazione S1 di piano assiale. Durante la fase D1 si è avuta anche estensione dei fianchi delle pieghe F1 che ha portato alla formazione di numerosi buodins asimmetrici sul Calcare Selcifero che sono stati utilizzati, secondo il metodo descritto da Goscombe e Passchier (2002), come indicatori cinematici del senso di taglio. Attraverso quest’analisi non è stato comunque possibile stabilire un senso di taglio sicuro.<br>La fase D2 sviluppa pieghe con angolo di apertura variabile da circa 30° fino a più di 70° con piano assiale in direzione N110-130 e N40-50 immergenti sia a NW sia a SW con angoli variabili tra 50 e 90°.<br>Sono pieghe sia asimmetriche (classe 1B e 1C della classificazione di Ramsay, 1967) sia dritte (classe 2 di Ramsay, 1967) che sviluppano una foliazione di piano assiale evidente solamente nei livelli a maggior componente pelitica. <br>La terza fase deformativa è associata allo sviluppo di pieghe blande a piano assiale poco inclinato (20-30°) riferibili alla classe 1B (Ramsay, 1967). La direzione degli assi A3 è N120-130 con immersione di circa 30° a NW.<br>Sulla foliazione S1 è stata osservata la ricristallizzazione sincinematica di quarzo, muscovite, clorite, plagioclasio e raramente epidoto mentre le foliazioni S2 e S3 sviluppano, nei livelli a maggior componente argillosa, un’associazione costituita esclusivamente da fillosilicati (mica chiara e clorite).<br>L’analisi meso e micro strutturale ha permesso di riconoscere i seguenti tipi di vene sviluppatesi durante le prime due fasi deformative:<br>1) Vene tipo Ia : sono vene a composizione esclusivamente quarzosa che cristallizzano durante la fase D1 negli spazi di riempimento tra boudins sviluppati all’interno della formazione del Calcare Selcifero.<br>2) Vene tipo Ib : anche in questo caso sono vene sviluppate durante la fase D1. sono state riconosciute all’interno della formazione degli Scisti Sericitici e sono composte principalmente da quarzo e subordinatamente da clorite ed ematite.<br>3) Vene tipo II : queste vene, composte esclusivamente da quarzo, sono state attribuite alla fase D2 e sono state riconosciute nelle formazioni dei Diaspri e Calcescisti. Si sviluppano all’estradosso delle pieghe F2. <br>Su questi tre sistemi di vene sintettoniche è stato condotto uno studio delle inclusioni fluide che ha portato ai seguenti risultati.<br>Nei campioni provenienti da vene tipo Ia sono state trovate le uniche inclusioni bifasiche (costituite da una fase vapore ed una fase liquida) con salinità di 4,77 NaCl % eq. peso, mentre le inclusioni delle vene Ib e II sono tutte trifasiche (costituite da una fase vapore, una fase liquida ed una fase solida rappresentata da halite). In particolare nel sistema di vene sin-D1 di tipo Ib il fluido intrappolato all’interno delle inclusioni (primarie e pseudosecondarie) presenta valori di salinità compresi tra 36,85 e 34,51 NaCl % eq. peso mentre quello intrappolato nelle inclusioni (primarie, pseudosecondarie e secondarie) del quarzo cristallizzato nelle vene sin-D2 di tipo II presenta valori di salinità compresi tra 35,94 e 29,56 NaCl % eq. peso, con il valore minimo trovato all’interno delle inclusioni secondarie.<br>In alcune inclusioni trifasiche oltre all’halite sono stati trovati altri “minerali figli” sui quali è stata condotto uno studio al microscopio elettronico a scansione (SEM). L’analisi al SEM ha stabilito che questi cristalli sono: Barite, Feldspato potassico e Carbonato di Calcio, Ferro e Manganese. <br>Osservando i valori di salinità ottenuti, si può anche concludere che all’interno delle formazioni metamorfiche affioranti nella zona esaminata esistevano, due sistemi di circolazioni fluide: una locale, che ha portato alla cristallizzazione del quarzo tra i boudins del Calcare Selcifero e che è caratterizzato da fluidi a bassa salinità, ed una più vasta che ha portato in profondità fluidi altamente salini provenienti, probabilmente, dalle evaporati della sovrastante Falda Toscana. Questo fluido altamente salino è stato ritrovato sia all’interno delle inclusioni dei cristalli di quarzo cristallizzati nelle vene sin-D1(tipo Ib) sia in quelli delle vene sin-D2 (tipo II), dimostrando che questo tipo di circolazione era attiva durante entrambe le prime due fasi deformative.<br>L’intersezione dell’isocora rappresentativa delle inclusioni fluide più antiche, riconosciute all’interno del quarzo delle vene tipo Ib, con la curva di stabilità dell’associazione clorite-ematite trovata in questo tipo di vene, definisce le condizioni P-T massime di intrappolamento del fluido che sono date da valori di temperatura di circa 380 °C e corrispondenti valori di pressione di 3350 bars. L’andamento delle isocore relative ai diversi gruppi di inclusioni fluide indica che, a partire da queste condizioni, il fluido, durante la formazione dei sistemi di vene studiati, ha seguito un trend retrogrado con diminuzione di pressione e temperatura.<br> <br>
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