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Tesi etd-12312018-110215


Thesis type
Tesi di laurea magistrale
Author
FORCINA, SIMONA
URN
etd-12312018-110215
Title
La cooperazione bilaterale tra l'Italia e i Paesi del Sud-est Asiatico. Case studies: Singapore, Vietnam e Filippine.
Struttura
SCIENZE POLITICHE
Corso di studi
STUDI INTERNAZIONALI
Commissione
relatore Prof.ssa Dundovich, Elena
Parole chiave
  • filippine
  • singapore
  • vietnam
  • sud-est asiatico
  • ASEAN
  • Italia
  • cooperazione bilaterale
Data inizio appello
28/01/2019;
Consultabilità
secretata d'ufficio
Riassunto analitico
Per troppo tempo i Paesi del Sud-est asiatico sono apparsi agli occhi degli italiani la meta di un facile esotismo a buon mercato. Dalle spiagge thailandesi alle pagode birmane, dai colori di Bali alle luci di Singapore: queste sono le fotografie che formano l’immaginario collettivo di casa nostra quando si pensa a questa lontana area geografica. In realtà oltre a spiagge dorate e luoghi incantevoli, i Paesi dell’ASEAN (Association of South East Asian Nations) sono divenuti, nell’ultimo ventennio, i protagonisti indiscussi dell’economia globale, rappresentando nuovi sbocchi per il mercato e grandi occasioni di investimento, e rivestono un ruolo geopolitico strategico di notevole importanza.
L’ASEAN, che si estende su un territorio di circa 4,5 milioni di kmq e sul quale vivono quasi 600 milioni di abitanti, è un’organizzazione politica ed economica composta da Indonesia, Malesia, Filippine, Singapore, Thailandia, Brunei, Laos, Myanmar, Cambogia e Vietnam il cui obiettivo è la promozione della crescita economica e della stabilità regionale tra i suoi membri.
Sia l’Italia che l’Unione Europea riconoscono sempre più la valenza strategica dell’ASEAN ed il suo ruolo di interlocutore, non solo economico, ma anche politico e militare. Motivo che ha spinto l’Italia a migliorare il dialogo politico e rafforzare la cooperazione con questi Paesi, sia a livello bilaterale che in ambito multilaterale, per garantirsi una presenza incisiva e costante all’interno dell’area.
L’elaborato affronta nello specifico i rapporti che l’Italia ha instaurato con tre di questi Paesi: Singapore, Vietnam e Filippine. Tre Paesi molto vicini per costumi, religione e ideali, ma allo stesso tempo distanti per storia, economia e sviluppo sociale. Partendo dalla Città-Stato di Singapore, entrata a far parte della classe delle “tigri asiatiche” verso la fine degli anni novanta, grazie ad una politica interventista che ha permesso di raggiungere un livello di industrializzazione straordinario, si passa ad analizzare il difficoltoso processo di sviluppo del Vietnam che, devastato dalla guerra contro gli americani, nel 1978 ha intrapreso un percorso di riforme denominato Doi Moi. Il governo, deciso a modificare l’assetto economico del Paese, riuscì a passare da un modello totalmente centralizzato ad una “economia di mercato orientata in senso socialista” basata sulla logica di mercato, restituendo alla Nazione una base concreta di sviluppo economico, tale da permetterle di diventare “un Paese di media industrializzazione”.
Infine la Repubblica delle Filippine, da sempre alle prese con la lotta contro la corruzione e con una situazione economica disastrosa. Manila iniziò una lenta ripresa negli anni 2000 con il Presidente Arroyo: ciò nonostante, oggi il Paese lotta contro l’ISIS, ed è spesso impegnato a contare le perdite umane ed economiche dovute a catastrofi naturali. Infine da qualche anno, subisce la politica repressiva del “castigatore” Duterte che, con i suoi metodi assolutamente non convenzionali, è convinto di sconfiggere i mali endemici che da sempre attanagliano il Paese.
Sotto l’aspetto militare, il Sud-est asiatico evidenzia una notevole varietà di elementi degni di riflessione. Ciò che colpisce infatti è la generalizzata corsa agli armamenti che ha interessato tutti gli Stati membri dell’ASEAN, finalizzata all’acquisizione di un ruolo di rilievo nel contesto regionale in cui risultano collocati e sul quale sono proiettate le mire di numerose potenze, USA, Russia, Cina e Giappone in particolare.
Singapore con la sua Total Defence Strategy è impegnata su più fronti a livello internazionale con diversi Paesi, Italia inclusa. La crescita militare, che l’ha contraddistinta è stata inarrestabile, nonostante la recessione del 1984 e le crisi finanziarie del 1997 e del 2007-2008, e le ha permesso di realizzare una Singapore Armed Forces (SAF) integrata, tecnologicamente sofisticata e di terza generazione; una delle forze armate più organizzate della regione.
Il Vietnam, nel tentativo di contrastare le mire egemoniche di Pechino nel Mar Cinese Meridionale, ha intrapreso un importante processo di rinnovamento delle forze armate, soprattutto della componente navale, con la creazione di una effettiva flotta subacquea. Questi sforzi, visibili agli occhi di tutti, hanno contribuito a far scalare al Paese la classifica del Global Firepower, permettendogli di conquistare nel 2016 la 17° posizione. L’interesse del Vietnam ad incrementare la propria capacità militare è stata da subito percepito dall’Italia che, specie nel campo industriale, può offrire alla Repubblica importanti opportunità di investimento nei settori aeronautico, dello sminamento e dell’elettronica, per la difesa aerea e navale.
Le forze armate filippine invece sono alle prese con un difficile processo di ammodernamento. Manila, per anni, ha avuto un atteggiamento militarmente passivo e forse eccessivamente accondiscendente con l'alleato americano. Gli Stati Uniti sono stati infatti per anni la principale “garanzia” politica e militare della sicurezza filippina ma ciò ha sostanzialmente atrofizzato le capacità militari dello Stato che, alla fine del 2015, apparivano essere molto scarse. Con l’amministrazione Duterte qualcosa è cambiato: la sua nuova percezione all’interno della politica del Sud-est asiatico, la volontà di non dipendere esclusivamente da uno Stato ma di voler raggiungere una maggiore libertà di manovra e avvicinarsi a nuovi attori come Russia, Cina e Giappone, ha spinto Manila ad allentare la special relationship con gli USA. Nonostante gli sforzi profusi dal governo per la modernizzazione delle forze armate, l’esercito filippino ha ancora molta strada da fare e deve fare i conti con il deficit degli anni precedenti. Decenni di scarse risorse hanno lasciato infatti le forze armate filippine alle prese con difficoltà tattiche e logistiche. Probabilmente Manila, a causa delle risorse limitate e per l’incerta capacità di spesa militare, non è preparata a combattere contro la Cina la disputa sul Mare Cinese meridionale e quindi, se reputa impensabile sfidare apertamente gli interessi cinesi nella regione, probabilmente ritiene conveniente unirsi al potenziale rivale numero uno.
L’Italia, nonostante la distanza, è riuscita a riservarsi un posto in prima fila nel contesto regionale asiatico. Nei confronti di Singapore, Vietnam e Filippine, ha svolto un ruolo da protagonista nel processo di evoluzione della compagine militare e ha contribuito, attraverso la propria industria per la Difesa, all’ammodernamento e allo sviluppo delle loro forze armate. Con politiche commisurate allo sfruttamento delle diverse opportunità, anche nell’ambito di un contesto più complesso come quello dell’UE, l’Italia e i Paesi del Sud-est asiatico potranno continuare a lavorare insieme per costruire un rapporto duraturo ed efficace, nella consapevolezza dei benefici pratici che derivano dalla loro cooperazione.
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