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Archivio digitale delle tesi discusse presso l'Università di Pisa

 

Tesi etd-11162012-110740


Tipo di tesi
Tesi di laurea vecchio ordinamento
Autore
GABRIELLI, SILVIA
URN
etd-11162012-110740
Titolo
Il volume medio piastrinico (MPV): un potenziale nuovo fattore di rischio cardiovascolare.
Struttura
SCIENZE MATEMATICHE, FISICHE E NATURALI
Corso di studi
SCIENZE BIOLOGICHE
Commissione
relatore Prof. Paolicchi, Aldo
Parole chiave
  • aterosclerosi
  • infiammazione
  • GGT
Data inizio appello
06/12/2012;
Consultabilità
parziale
Data di rilascio
06/12/2052
Riassunto analitico
L'Aterosclerosi è una patologia progressiva a carattere infiammatorio che colpisce le arterie di medio e grosso calibro portando alla formazione di placche fibrolipidiche nello spessore dell'intima, composte principalmente da materiale lipidico e necrotico. La formazione della placca in realtà è una reazione difensiva in risposta all'infiltrazione lipidica che segue il danno endoteliale, provocato presumibilmente dai fattori di rischio cardiovascolare attraverso l'induzione di uno stato infiammatorio sistemico e/o di uno stress ossidativo. La placca si forma in un arco di tempo sufficientemente ampio da consentire l'instaurarsi di processi di compensazione dell'eventuale stenosi luminale; infatti la maggior parte delle persone affette da aterosclerosi non ne manifesteranno mai i sintomi. Ciò che costituisce il vero rischio per la salute di un individuo è l'evento acuto, cioè la rapida formazione di un trombo sovrapposto alla placca, che determina l'improvvisa occlusione del vaso portando a necrosi ischemica dei tessuti a valle (infarto, ictus).
L'evento acuto si verifica con maggior probabilità su placche definite “vulnerabili”, cioè più suscettibili di rottura, erosione o fissurazione della propria superficie, con conseguente esposizione al flusso sanguigno del contenuto trombogenico, determinando in questo modo l'attivazione delle piastrine e della cascata coagulativa, che scatenano la formazione del trombo. Al contrario di una placca definita “stabile”, la placca vulnerabile ha un contenuto trombogenico (core necrotico) di dimensioni maggiori e un cappuccio fibroso più sottile che separa il core dal flusso, ma soprattutto presenta una maggiore attività infiammatoria.
Allo scopo di predire il rischio di eventi acuti, negli ultimi anni la ricerca di biomarcatori si è incentrata sui i livelli plasmatici di indici infiammatori.
Gli eventi acuti comunque, non dipendono solo dalle caratteristiche di una placca vulnerabile, ma anche dalle condizioni più o meno pro-trombotiche del sangue: perciò, recentemente, accanto al concetto di placca vulnerabile, si è affiancato il concetto di “sangue vulnerabile”, cioè un sangue maggiormente prono alla formazione di trombi.
In questo contesto s'inserisce l'importanza delle piastrine, il cui ruolo non si esplica solo nello stadio finale della patologia aterosclerotica, con la formazione del trombo, ma anche negli stadi iniziali di formazione della placca, e nella sua progressione.
Le piastrine, infatti, aderiscono all'endotelio danneggiato e vengono in questo modo attivate, rilasciando un arsenale di potenti mediatori d'infiammazione che non solo amplificano il danno, ma richiamano monociti, cellule progenitrici e anche dendritiche determinandone l'attivazione e consentendone il passaggio all'interno della parete vasale dove contribuiranno alla formazione e progressione della placca. Un altro aspetto interessante che le rende fondamentali nell'evoluzione del processo aterosclerotico è il fatto che possano verosimilmente rappresentare una fonte di gamma-glutammiltransferasi (GGT), glicoproteina ad attività enzimatica i cui livelli sierici sono stati ampiamente associati al rischio cardiovascolare e la cui attività enzimatica, capace di reazioni pro-ossidanti, è stata osservata all'interno delle placche. Per la loro importanza quindi, è necessario studiare le proprietà delle piastrine: vari studi osservano che piastrine di dimensioni maggiori hanno un contenuto superiore di sostanze pro-infiammatorie, e anche di GGT, e sono metabolicamente ed enzimaticamente più attive, e quindi anche più capaci di scaricare il loro contenuto. Inoltre, recentemente è emerso che il volume medio piastrinico (MPV) è esso stesso un fattore di rischio per malattie cardiovascolari.
Alla luce dei ruoli ricoperti dalle piastrine in tutte le fasi della patologia aterosclerotica, e dell'importanza d'individuare un biomarker che predica l'evento acuto, lo scopo di questa tesi è indagare il potere predittivo di MPV nei confronti di malattie cardiovascolari attraverso l'individuazione di eventuali correlazioni con parametri clinici infiammatori e legati alla patologia aterosclerotica, estratti da una popolazione ospedaliera composta da 1194 pazienti consecutivi. Dall'analisi di correlazione lineare di Pearson della popolazione suddivisa per sesso, è emersa, solo nella popolazione femminile, una correlazione inattesa e importante dei valori plasmatici di MPV con quelli di troponina T (r= 0.452, p=0.0009), tradizionale marker di danno miocardico. Dall'analisi di sottogruppo, è emersa una differenza significativa (p<0,0001) nei valori plasmatici di MPV tra i pazienti ricoverati in area clinica cardiologica (11 ± 1 fL) e quelli ricoverati in area clinica medica e medicina interna (10,6 ± 1 fL). Questi dati suggeriscono che i valori di MPV potrebbero essere associati alla presenza di patologie cardiache ed esserne influenzati. I risultati dello studio confermano l'ipotesi che l'MPV rappresenti un potenziale marcatore prognostico di malattie cardiovascolari, e sottolineano la necessità di studi volti ad identificare i meccanismi patogenetici coinvolti.
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