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Tesi etd-10262007-170205

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Tipo di tesi
Tesi di laurea vecchio ordinamento
Autore
PEDRETTI, SILVIA
Indirizzo email
piviatje@libero.it
URN
etd-10262007-170205
Titolo
PRENDILA CON FILOSOFIA. Sul concetto di luogo comune.
Settore scientifico disciplinare
LETTERE E FILOSOFIA
Corso di studi
FILOSOFIA
Commissione
Relatore Alfredo Ferrarin
Parole chiave
  • prejudice
  • collective thought
  • stereotype
  • cliché
  • pregiudizio
  • minorità
  • pensiero collettivo
  • stereotipo
  • luogo comune
  • minority
Data inizio appello
2007-11-19
Disponibilità
completa
Riassunto analitico
Cos’è un luogo comune? Che cosa significa chiederselo? È solo un’espressione verbale che trova quotidiano spazio nei discorsi degli uomini? No. È molto di più. Nel luogo comune sono condensati aspetti dell’uomo e del suo pensiero che attraversano la storia. Dietro alla sua apparentemente innocua natura, si intravedono paure, timori, pigrizia, certezze, educazione, non-domande. Il luogo comune riempie l’abisso che sussiste tra la limitatezza dell’uomo e la complessità del reale, fatta di migliaia di esperienze e migliaia di punti di vista. Ma quali sono le conseguenze? In un circolo ambiguo che avvicina gli esseri umani ma allontana dalla verità, in cui rappresentazioni e cose si confondono, i luoghi comuni fanno riflettere sulle relazioni tra l’io e l’altro, sull’influenza che il pensiero collettivo ha su quello individuale, su un modo di guardare al passato e al mondo, sul perchè chiunque, per una ragione o per l’altra, ne venga coinvolto.
Può l’uomo vivere consapevolmente i luoghi comuni? Basta com-prenderli con filosofia.
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English Version
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TAKE IT PHILOSOPHICALLY. ON THE CONCEPT OF CLICHE'
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What is a cliché? Why do we question ourselves about it? Is it just a verbal expression that finds room in human beings’ daily life discourses? No. It’s much more than that. In the cliché are condensed aspects of mankind and its thoughts throughout history. Behind its deceivingly innocuous nature, we can see fears, dreads, laziness, confidence, education, non-questions. The cliché fills the abyss existing between human powerlessness and reality’s complexity, made out of thousands of experiences and thousands of points of view. But what are the consequences? Put into an ambiguous circle that links human beings but takes apart the truth, in which representations and things mix together, the clichés let us think about the relationship between the I and the Alter, about the influence that collective thought has on individual thought, about a way to look at the past and at the world, about why anyone, for a reason or another, is involved. Can man live aware of clichés? They can be grasped philosophically.
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