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Archivio digitale delle tesi discusse presso l'Università di Pisa

 

Tesi etd-09162013-024838


Tipo di tesi
Tesi di laurea vecchio ordinamento
Autore
GALANTI, ANTONIO
Indirizzo email
antoniogalanti@libero.it
URN
etd-09162013-024838
Titolo
Messa musicale e prassi liturgica dal dopoguerra ad oggi. Tre esempi d'autore
Struttura
FILOLOGIA, LETTERATURA E LINGUISTICA
Corso di studi
LETTERE
Commissione
relatore Prof.ssa Biagi Ravenni, Gabriella
Parole chiave
  • sacred music
  • religious music
  • polyphonic music
  • organo
  • organista
  • organist
  • organ
  • musica vocale
  • musica sacra
  • musica religiosa
  • musica polifonica
  • musica liturgica
  • musica da chiesa
  • musica corale
  • liturgical music
  • coro
  • church music
  • choral music
  • choir
  • schola
  • Stravinskij
  • Strawinsky
  • the profession of faith
  • vocal music
Data inizio appello
30/09/2013;
Consultabilità
completa
Riassunto analitico
La messa musicale vocale si compone delle parti fisse (Ordinarium) della celebrazione eucaristica: Kyrie, Gloria, Credo, Sanctus e Agnus Dei. Per diversi secoli, dal Trecento all’Ottocento, è stata una delle massime espressioni, quando non la più prestigiosa, della pratica compositiva. Analogamente, ma con diverse tipologie d’intervento, si sviluppa la messa musicale organistica. Dal Novecento in poi, però, questi generi perdono d’importanza. La presente tesi prende in esame proprio la messa musicale nel momento di maggiore 'crisi d’identità', dalla fine della Seconda Guerra Mondiale ad oggi. In questo periodo, sono stati individuati solo tre autori, d’indiscutibile fama, che hanno composto messe per i sacri riti: Igor Stravinsky (1882-1971), Olivier Messiaen (1908-1992) e Arvo Pärt (*1935). Di loro sono analizzate, da un punto di vista tecnico, estetico e liturgico e con l’ausilio di numerosi esempi musicali, la Mass (1948) per coro e fiati, la Messe de la Pentecôte (1950) per organo e la Berliner Messe (1990) per coro e organo o archi. I lavori, per il rito cattolico, sono poi stati confrontati con i documenti ecclesiastici che li riguardano. Si scopre, così, che l''irriverente' Stravinsky è il più ossequioso delle norme e che il 'mistico' Messiaen, invece, si pone in contrasto con le direttive ufficiali. Pärt, poi, dà l’apporto più 'oggettivo' al trattamento del testo sacro; ciò, però, essendo destinato ad un coro professionale, è in disaccordo con gli articoli del Concilio Vaticano II (1962-1965), che richiedono esplicitamente la partecipazione attiva dell’assemblea. Tutto questo offre anche lo spunto per tracciare un percorso storico-critico della messa, differenziando il genere liturgico dal sacro e dal religioso, dalle origini ai nostri giorni. Infine, concede anche l’opportunità di fare il punto della situazione e di suggerire una possibile soluzione alla crisi odierna: considerare seriamente il popolo, pur nei suoi limiti, nell’organico della messa musicale liturgica. Un ritorno ideale ai primi secoli del Cristianesimo, per guardare con più speranza al futuro.


The musical vocal Mass is made up of the fixed parts (Ordinarium) of the Eucharistic celebration: Kyrie, Gloria, Credo, Sanctus and Agnus Dei. For hundreds of years, from the 14th to the 19th Centuries, it was one of the greatest expressions, when not the most prestigious, of the practice of composing. The organ mass is conducted similarly, but different with types of interventions. From the 20th Century on, however, these genres have lost importance. This thesis aims to examine the musical Mass, right at the time of its greatest 'identity crisis', from the end of the Second World War until now. In this period, only three undeniably famous composers of Masses have been identified: Igor Stravinsky (1882-1971), Olivier Messiaen (1908-1992) and Arvo Pärt (*1935). Three of their works have been analysed from a technical, liturgical and aesthetic point of view and with a help of numerous musical examples: Mass (1948) for choir and wind instruments, La Messe de la Pentecôte (1950) for the organ and Berliner Messe (1990) for choir, organ and bows. These works, as for the Catholic rites, were compared with the ecclesiastic documents which regard them. And thus we discover that the 'irreverent' Stravinsky is the most respectful of the standards, and that the 'mystical' Messiaen, on the other hand stands in contrast to the official directives. Pärt, brings the most 'objectivity' to the treatment of the Sacred Texts, which, being destined for a professional choir was in disaccord with the articles of the Second Vatican Council (1962-1965) which explicitly request the active participation of the congregation. All this also offers us a starting point for the tracing of a historical-critical map of the Mass, differentiating the liturgical genre from the sacred or the religious; from its beginnings to the modern day. And to end, it also gives us the opportunity to take stock of the current situation and to suggest a possible solution for toady’s crisis: to seriously consider the people, even with all their limitations, as established members of the musical liturgical Mass. An ideal return to the very first centuries of Christianity, in order to look forward to a brighter future.