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Tesi etd-07042012-191344


Tipo di tesi
Tesi di specializzazione
Autore
ARCANGELI, ALESSANDRO
URN
etd-07042012-191344
Titolo
metodologie diagnostiche in corso di leishmaniosi canina
Struttura
FARMACIA
Corso di studi
BIOCHIMICA CLINICA
Commissione
relatore Prof. Lucacchini, Antonio
Parole chiave
  • leishmaniosi canina
  • leishmaniosi umana
Data inizio appello
26/07/2012;
Disponibilità
completa
Riassunto analitico
La leishmaniosi è una malattia parassitaria a carattere zoonosico ad andamento generalmente cronico, causata da protozoi del genere Leishmania. L’infezione colpisce prevalentemente i mammiferi (uomo, canidi e roditori), anche se esistono parassiti propri dei sauri.
La diffusione della malattia risulta influenzata da molti fattori:
•Ambiente (densità dei flebotomi nelle aree endemiche, altitudine e caratteristiche geologiche del territorio, ecc.);
•Clima (temperatura, tasso di umidità, ecc.);
•Condizioni socio-sanitarie (malnutrizione, incidenza nella popolazione umana di soggetti affetti da immunodeficienza acquisita, elevata concentrazione di animali infetti, randagismo, ecc.);
Nel cane la malattia si manifesta quasi esclusivamente nella forma generalizzata, detta anche «viscero-cutanea». Le forme ad esclusiva localizzazione cutanea, come nel bottone d’Oriente dell’uomo, sono rarissime ed anche in questi casi è stato possibile rinvenire i parassiti negli organi interni. Dunque la leishmaniosi canina è considerata una malattia viscerale in cui le lesioni cutanee sono una conseguenza della disseminazione del parassita.
In zone dove la leishmaniosi ha un’ampia diffusione, spesso si ha la tendenza ad etichettare un cane solo sulla base dei sintomi clinici, magari con qualche dato di laboratorio aspecifico. Ovviamente è fondamentale non fermarsi ad una valutazione del genere, ma procedere onde addivenire ad una diagnosi con metodo specifico; altrimenti si corre il rischio di non diagnosticare più del 50% dei casi realmente infetti
Molti dei segni clinici rilevabili in corso di leishmaniosi, sono comuni anche ad altre patologie, altrettanto comuni nelle zone endemiche, che possono essere concomitanti con la leishmaniosi stessa. Questo fatto, oltre a complicare la diagnosi, rende ancor più difficoltosa l’applicazione di un protocollo razionale per ciò che concerne la terapia.
Gli esami di laboratorio sono di fondamentale importanza al fine di emettere correttamente la diagnosi, ma anche a fini prognostici e come monitoraggio durante la terapia.
Classificazione degli esami di laboratorio:
Esami specifici: Parassitologici, Sierologici (tecniche indirette), PCR, Prove biologiche.
Esami aspecifici: Protidemia totale e frazionata (protidogramma), elettroforesi delle proteine sieriche, Formol-gelificazione Esame emocromocitometrico, BUN e creatininemia, Enzimi epatospecifici (ALT, AST, ALP), VES, Esame delle urine, Test di immunologia clinica (soprattutto per i fenomeni autoimmuni: latex test, test di Coombs e ANA test).
Il paziente con segni clinici e/o alterazioni di laboratorio compatibili con leishmaniosi (lesioni cutanee o oculari, linfoadenopatia, zoppia, anemia, disprotidemie, iperazotemia, proteinuria) deve essere considerato malato se il parassita è evidenziabile citologicamente nelle lesioni e/o il titolo anticorpale è 4 volte superiore al limite di positività del laboratorio di riferimento. Se il titolo anticorpale è medio-basso e l’esame citologico negativo, vanno eseguiti esami istologici/immunoistochimici (sulle lesioni cutanee) o PCR su midollo e/o linfonodo. Se solamente quest’ultimo esame risulta positivo il soggetto deve essere considerato infetto e, anche malato, solo nel caso emerga una chiara correlazione tra la positività e la lesione. Se anche la PCR risulta negativa il soggetto va considerato esposto e monitorato sierologicamente.


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