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Tesi etd-06172013-143303


Thesis type
Tesi di laurea specialistica
Author
FANUCCI, PAOLA
URN
etd-06172013-143303
Title
Stivali, penne e pennelli di giardiniere appassionate. "Women gardeners" tra cultura visiva, pratica orticola e botanica.
Struttura
CIVILTA' E FORME DEL SAPERE
Corso di studi
STORIA DELL'ARTE
Commissione
relatore Prof. Tosi, Alessandro
correlatore Prof.ssa Tongiorgi Tomasi, Lucia
Parole chiave
  • donne giardiniere
  • giardiniera
  • giardino
Data inizio appello
01/07/2013;
Consultabilità
parziale
Data di rilascio
01/07/2053
Riassunto analitico
Introduzione
Giardino e paesaggio sono stati negli ultimi decenni oggetto di crescente attenzione non
solo in Italia e Europa ma anche nei paesi d’Oltreoceano, anzi forse è proprio in
America che ha iniziato ad incentrarsi un particolare interesse per questo tema quando,
nel lontano 1971, si aprì a Dumbarton Oaks un colloquium sul tema del giardino dal
titolo “Italian Garden”, seguito da altri tra cui “Fons Sapientiae: Renaissance Garden
Fountains” (1977), “Ancient Roman Gardens” (1979), “Beatrix Jones Farrand: Fifty
Years of American Landscape Architecture”(1980). Fino ad allora non si riscontrano
eventi di particolare rilevanza sul tema. In Italia la “Mostra del Giardino Italiano”
tenutasi a Firenze nel 1931 fu l’unico avvenimento degno di nota; da allora si è
verificato un rifiorire di studi e ricerche che hanno dato luogo a pubblicazioni e
convegni. Nel 1999 l’editore Olschki ha iniziato a pubblicare la collana “Giardini e
Paesaggio” curata da Lucia Tomasi Tongiorgi e Luigi Zangheri.
Sulla scia di questo sempre più accentuato e diffuso interesse si inserisce la mia ricerca
che si incentra sulle figure di alcune donne che sono state protagoniste del vasto e
articolato mondo del giardinaggio, si sono prese cura dei giardini, li hanno progettati e
costruiti a partire dai primi decenni dell’Ottocento. Desidero sottolineare che non si
tratta di architette-paesaggiste già ampiamente prese in esame da Marta Isnenghi,
Flaminia Palminteri e Ines Romiti in “Donne di fiori: paesaggi al femminile”, ma di
alcune figure non strutturate professionalmente che si sono occupate di giardini, spinte
dall’amore per piante e fiori, quasi eredi di quella fata Hortésia che nel frammento del
Songe de Vaux di Jean de la Fontaine, “incantava i sensi con l’ombra dei boschi, il
profumo dei fiori e il liquido cristallo delle fontane, delle cascate e dei canali.”
Tutte le donne che presenta la mia ricerca appartengono alla cultura anglosassone,
probabilmente perché in essa la donna è riuscita prima che in altri ad affermare una
propria autonomia e originalità. Una breve considerazione sul titolo che vuole legare
insieme, apparentemente senza un nesso logico, oggetti così diversi tra loro quali gli
stivali, le penne e i pennelli. Essi sono gli strumenti utilizzati con la stessa passione, con
lo stesso valore da molte donne appassionate di giardini che ho preso in esame. I logori
stivali da giardino di Gertrude Jekyll, immortalati dal ritrattista inglese William
Nicholson, e quelli “aristocratici” di Vita Sackville West fermati nel tempo dallo scatto
del fotografo inglese Edwin Smith, si ergono a ritratti simbolici delle donne che li hanno
usati per i lavori nei giardini, per piantare fiori e per costruire aiuole. Ma si tratta anche
di donne letterate e le loro penne hanno riempito spesso decine e decine di pagine di
diari, di giornali, di manuali e di libri sugli esperimenti condotti in giardino, sui
tentativi, anche non riusciti, di impiantare nuove varietà, sulle sorprese di nuove
fioriture, sulle conoscenze acquisite. In diversi casi i loro scritti sono stati accompagnati
da immagini, come i disegni dei bouquets di Jane Loudon, divenuti decorazioni di
oggetti di uso quotidiano o i famosi colours schemes, le aiuole colorate studiate da
Gertrude Jekyll come veri e propri quadri.
Pur non avendo nessuna di queste donne una preparazione tecnica specifica, tutte hanno
studiato, animate da una forte passione e da una grande curiosità che ha permesso loro
di apprendere i rudimenti elementari in maniera autonoma, conferendo alla figura
tradizionale del giardiniere un’aura particolare.
Il giardiniere, considerato una figura secondaria rispetto all’architetto di giardini, vanta
in realtà una lunga e ricca tradizione, nonchè nobili origini. Già il termine stesso,
derivato dal francese jardinier, trova un suo fondamento nel trattato Traité du jardinage
selon les Raisons de la Nature et de l’Art del 1638 del francese Jacques Boyceau de la
Baraudière, dove il giardinaggio assume la qualifica di scienza, una vera e propria
disciplina che aveva le fondamenta sia nelle arti meccaniche che in quelle liberali.
E in effetti tutte le donne giardiniere che ho esaminato sono ricche di un sapere
multiforme ed eclettico che va dalla conoscenza della pittura della Jekyll alle
conoscenze botaniche, patrimonio di tutte, a quelle tecnico-manuali. Non
necessariamente esse sono “donne – artiste”, a parte Gertrude Jekyll nata come pittrice
ma successivamente convertita al giardinaggio, ma la loro cultura visiva, il loro essere
espressioni del proprio tempo, il loro respirare l’aria dell’arte ha permesso di comporre
opere uniche che hanno lasciato traccia allora e che sono tutt’ora fonte d’ispirazione. Un
esempio è fornito dalle composizioni di Gertrude Jekyll che nei suoi borders, usa il
colore alla maniera dei pittori post-impressionisti, come i moderni cottage garden di
Miss Fish o le originali costruzioni a “stanze” del giardino di Sissinghurst nel Kent.
Per l’attenzione al paesaggio e all’ambiente, tutte, possono essere considerate delle vere
e proprie anticipatrici poiché i temi da loro sollevati e indagati sono oggi di grande
attualità. Già la scrittrice Edith Wharton, premio Pulitzer nel 1921, è rapita dai magic
garden italiani, per la loro sapiente integrazione con il paesaggio. E preservare e
valorizzare il paesaggio è anche un obiettivo di Beatrix Farrand, prima donna landscape
architect.
Donne che hanno visto lontano per i loro tempi, che hanno voluto e creduto
nell’importanza dello studio della natura, istituendo delle biblioteche specialistiche
concepite come “laboratori” dove i libri trovavano il loro corrispettivo vivente nel
giardino. Esemplari i casi di quella creata a Reef Point dalla Farrand (da lei stessa
donata poi all’Università di California nel 1955) e di quella animata tutt’ora dalla
pluricentenaria Rachel Mellon in Virginia, la Oak Spring Garden Library
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