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Tesi etd-05232017-200923


Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale LM5
Autore
AGOSTINI, VASCO
URN
etd-05232017-200923
Titolo
La protezione del dichiarante vulnerabile dal processo: disciplina e ricadute problematiche.
Struttura
GIURISPRUDENZA
Corso di studi
GIURISPRUDENZA
Commissione
relatore Prof.ssa Bonini, Valentina
Parole chiave
  • protezioni
  • processuale penale
  • minorenne
  • Vulnerabile
Data inizio appello
12/06/2017;
Disponibilità
completa
Riassunto analitico
Il dichiarante vulnerabile e le misure previste a suo favore alla luce delle recenti modifiche intervenute con il d. Lgs. 212/2015 attuativo della direttiva 2012/29/UE. Nella trattazione dell’argomento si procederà analizzando in prima battuta chi sono i dichiaranti cosiddetti vulnerabili, andando a ricostruire come si è proceduto ad ampliare la categoria degli stessi dai minorenni, considerati soggetti deboli e quindi i vulnerabili per eccellenza, fino ad arrivare a ricomprendere anche maggiorenni vittime, bisognose parimenti di particolari tutele, nella schiera dei vulnerabili; in considerazione non più di elementi prevalutativi, facenti leva sull’età del dichiarante e sulla qualità del reato, ma su una valutazione del caso singolo che poggia le basi su quel principio di individual assessment introdotto dal legislatore europeo. Tale ricostruzione sarà fatta sia considerando le caratteristiche storico-giuridiche di quei soggetti che potrebbero essere potenzialmente considerati vulnerabili, sia esaminando le fonti che hanno portato all’attuale assetto in merito alla vulnerabilità del dichiarante. Successivamente sarà studiata la disciplina prevista ad hoc per chi viene ritenuto vulnerabile a norma dell’art. 90 quater c.p.p., così come elaborata dal nostro ordinamento a seguito dell’attuazione delle direttive europee. Ed infine saranno osservate le concrete metodiche di assunzione delle dichiarazioni del vulnerabile, che si riferiscono a prassi provenienti da protocolli studiati in sinergia tra esperti giuristi ed esperti studiosi delle psiche, al fine di evitare, all’atto pratico, danni da “vittimizzazione secondaria”.
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