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Tesi etd-03182010-125323


Tipo di tesi
Tesi di laurea specialistica
Autore
ANNECCHINI, ROSITA
URN
etd-03182010-125323
Titolo
Movimenti ereticali e produzione figurativa a Lucca nel primo Cinquecento. Il caso di Zacchia da Vezzano.
Struttura
INTERFACOLTA'
Corso di studi
STORIA DELL'ARTE
Commissione
relatore Prof. Ambrosini, Alberto
correlatore Farinella, Vincenzo
correlatore Lazzarini, Elena
Parole chiave
  • zacchia
Data inizio appello
26/04/2010;
Disponibilità
parziale
Data di rilascio
2050-04-26
Riassunto analitico
Il Cinquecento lucchese fu caratterizzato da complessi e brucianti avvenimenti religiosi: un vero e proprio movimento di rinnovamento spirituale e religioso, tacciato di “eresia”, aveva portato al distacco dall'ortodossia romana e all'allontanamento da Lucca di un considerevole numero di cittadini e di famiglie. Le condizioni propizie per la penetrazione del pensiero riformato furono create soprattutto dai continui contatti dei mercanti lucchesi con l'Oltralpe, dalla predicazione di Bernardino Ochino, Pietro Martire Vermigli, Celso Curione attraverso i quali si diffuse l'“eresia”. Libri luterani erano già a Lucca nel 1525 quando il Consiglio Generale ne ordinò la distruzione. Provvedimenti repressivi più forti furono adottati in seguito all'incontro lucchese tra Carlo VIII e Paolo III (1541). Nel 1545 si istituì l'Offizio sopra la Religione; nel 1555 iniziò l'esodo di interi gruppi di cittadini verso Ginevra e altre città europee.
La penetrazione delle idee eretiche della Riforma protestante e la conseguente reazione cattolica crearono in città un clima molto teso che influì sui fatti artistici. Dal 1530 si ha l'impressione di un crollo della domanda di dipinti ed altri arredi liturgici rispetto alla grande espansione che c'era stata a cavallo fra Quattrocento e Cinquecento. Era come se si fosse diffuso all'interno della committenza religiosa un atteggiamento di prudenza nei confronti delle immagini, considerando il fatto che esse erano condannate dalle nuove idee religiose.
L'unico pittore “locale” che continuò a svolgere attività in città fu Zacchia da Vezzano, detto il Vecchio, documentato dal 1510 al 1561. Il suo caso è di particolare importanza perché le sue opere figurative testimoniano la situazione religiosa che segnò la città, giacché il suo stile ne fu notevolmente condizionato. Inizialmente, i soggetti sacri della giovinezza rivelarono uno stile particolare, eccentrico e moderno, influenzato da motivi di Fra' Bartolomeo, di Michelangelo, di Raffaello e dei manieristi toscani. In seguito, a partire dagli anni 1530-1550, la freschezza e la naturalezza che contraddistinse la produzione iniziale lasciò il posto a pitture di devozione interpretate come sintetici documenti del clima controriformistico lucchese.
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