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Tesi etd-01082014-024309


Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale
Autore
AMORATI, DANIELE
URN
etd-01082014-024309
Titolo
Governance e sovranità alimentare: il caso Navdanya
Struttura
GIURISPRUDENZA
Corso di studi
SCIENZE PER LA PACE: COOPERAZIONE INTERNAZIONALE E TRASFORMAZIONE DEI CONFLITTI
Commissione
relatore Brunori, Gianluca
Parole chiave
  • Governance alimentare
  • sovranità alimentare
  • Navdanya
Data inizio appello
23/01/2014;
Disponibilità
completa
Riassunto analitico
Questa tesi vuole affrontare la tematica della questione alimentare, con un approccio interdisciplinare, declinandola sotto vari aspetti. In particolare, gli ambiti generali sono quelli della governance e della sovranità alimentare e verrà poi analizzato un caso di studio, frutto di un periodo di ricerca all'estero, contestualizzato nell'India contemporanea.
Viene quindi analizzato il tema della governance alimentare in una dimensione storica e globale, nonché quello della sovranità alimentare sotto vari punti di vista. Quelli della sostenibilità, della biodiversità, della diversità culturale, del rapporto tra ecosistemi e sistemi sociali e della vulnerabilità alle crisi sono aspetti che attraversano il percorso di analisi. Il primo capitolo - “La governance alimentare tra concentrazione e crisi” - vuole fornire in linee generali un quadro storico e globale del sistema di produzione, distribuzione e consumo alimentare, con particolare attenzione agli aspetti che più riguardano l'evoluzione della governance alimentare globale, anche in termini di conflitto sociale. Verrà introdotta l'importanza che il cibo ricopre in molti aspetti della socialità umana e la necessità di un approccio interdisciplinare al suo studio. Poi, procedendo più o meno cronologicamente, si delineano gli eventi ed i processi storici che hanno influenzato una prima globalizzazione dei mercati alimentari e la formazione di regimi alimentari globalizzati. Vengono poi descritte le nuove dinamiche del periodo postbellico, come ad esempio lo sviluppo di economie di scala, la modernizzazione agricola e la rivoluzione verde, che videro l'emergere di un nuovo ordine alimentare basato su un sistema agricolo e su di una produzione alimentare di tipo industrializzato e ad alta intensità di capitale. In tale sistema, che fu protagonista di un progressivo processo di razionalizzazione, crescente centralizzazione e concentrazione di capitale, gli stati nazionali assunsero un ruolo di primaria importanza e accanto al modello contadino si diffuse un nuovo tipo di azienda agricola, sviluppata su modello industriale. Intanto, le politiche dello sviluppo e gli aiuti alimentari si rivolsero verso il Sud del mondo rappresentando un'importante flusso di beni alimentari che col tempo alimentarono una condizione di dipendenza dalle esportazioni. Con la crisi petrolifera del '73 e la crisi alimentare globale l'ordine alimentare postbellico fondato sugli aiuti alimentari si inceppò. La crisi del debito e l'applicazione della ricetta neoliberale rappresentò una spinta verso un nuovo ordine alimentare, che vide un più importante ruolo del settore privato e si consolidò la posizione delle grandi imprese nazionali e di una filiera alimentare industriale sempre più globalmente integrata. Una nuova architettura dell'ordine alimentare globale risultò dai processi di integrazione dei mercati internazionali e di concentrazione di potere di mercato a vantaggio dei colossi dell'agrobusiness, in particolare quelli della vendita al dettaglio. che assunsero un importante ruolo all'interno della governance agroalimentare globale: un esempio significativo si riscontra nell'ambito della food safery. Davanti ai fallimenti degli impegni presi in ambito di lotta alla fame, la comunità internazionale sostenne il bisogno di una nuova rivoluzione verde basata sulle nuove biotecnologie. La crisi dei prezzi alimentari del 2007-2008, oltre ad aver comportato un impatto significativo sulla popolazione più indigente e rivolte per il cibo in decine di paesi, comportò una serie di reazioni protettive in ambito di politica economica e l'esplosione del fenomeno del land grabbing, ma anche un processo di riforma istituzionale a livello della governance alimentare globale. Quello che è mancato in questa congiuntura, è una seria e tempestiva considerazione dei sistemi e dei modelli che contribuiscono alla produzione di diseguaglianza. L'aspetto più importante della gestione della crisi è rappresentato dal fatto che le radici che ne stanno alla base sono state non solo ignorate dai governi, quanto piuttosto rafforzate attraverso un appello ad un'ulteriore liberalizzazione dei mercati e all'utilizzo di nuove tecnologie che rischiano di produrre gli stessi risultati.
Nel secondo capitolo – “Verso la sovranità alimentare” - dopo aver fornito una breve introduzione, mi concentro sulle quattro dimensioni della sicurezza alimentare, evidenziando come storicamente tale questione, in termini di presa di impegni politici, sia stata ridotta fondamentalmente a soltanto una di esse: la disponibilità di cibo. Per quanto essa risulti fondamentale, le cause dell'insicurezza alimentare sono da ricercarsi soprattutto nella dimensione dell'accesso al cibo, che dipendono da diverse condizioni strutturali e dalla dimensione dei diritti soggettivi, per cui la sicurezza alimentare può essere conseguita attraverso una strategia di lotta alla povertà che persegua un principio di democrazia economica. Altra importante dimensione è quella della misura in cui il cibo a cui si ha accesso fornisce un valore nutrizionale appropriato, considerate le problematiche sanitarie di derivazione alimentare diffusamente riscontrabili nelle popolazioni umane. Infine, la dimensione della stabilità dell'accesso al cibo introduce a un insieme di questioni attinenti alla sostenibilità, alla vulnerabilità e alla resilienza dei sistemi agroalimentari di fronte a crisi e shock improvvisi. Da questo punto di vista risulta cruciale la vulnerabilità legata a vari fattori di instabilità dei mercati quali: la dipendenza dall'utilizzo di prodotti ed energia di derivazione fossile, in termini di input agricoli, trasformazione industriale e trasporto; l'aumento del prezzo del petrolio e la produzione di biocarburanti; la pressione sulle terre derivata dall'internazionalizzazione della zootecnia industriale ed intensiva. La competizione food-feed-fuel, insieme alle dinamiche speculative finanziarie, sono infatti alla base della volatilità dei prezzi che ha determinato la crisi alimentare del 2007-2008. Per quanto riguarda la relazione tra cambiamento climatico e sistemi alimentari, il rapporto è a doppio senso. Il sistema agroalimentare globale rappresenta un grande produttore di gas serra. Allo stesso tempo, il settore agricolo risulta particolarmente vulnerabile agli effetti del cambiamento climatico in termini di produttività e, sebbene a seconda comunque della collocazione geografica, rappresenta un'importante minaccia in termini di sicurezza alimentare. La diffusione del modello agroalimentare industriale è alla base di varie crisi e la sua sostenibilità discutibile. Una sua critica, sotto vari punti di vista, può prendere facilmente le mosse dalla discussione dei miti che spesso accompagnano una sua valutazione positiva. L'agricoltura è al centro del rapporto tra uomo e ambiente, rappresenta la principale attività umana nella gestione delle risorse naturali e va sempre più minacciando l'ambiente in termini di sostenibilità. A fronte di una massiccia erosione della biodiversità, a cui si lega un'erosione culturale, attraverso un approccio agroecologico, la dimensione culturale assume un'importanza fondamentale nella gestione dell'agroecosistema, non solo dal punto di vista della sostenibilità ma anche in termini di produttività, attraverso un'arricchimento dell'agrobiodiversità coltivata. Da un punto di vista ecosociologico, possiamo valorizzare in questo senso la condizione contadina, in un'ottica di contributo alla sicurezza alimentare, alla resilienza e alla sovranità alimentare. Nell'ultima parte del capitolo prendo in analisi quest'ultimo concetto, in primo luogo dal punto di vista di modello di filiera. In secondo luogo, ripercorrorrendo le principali tappe che lo hanno visto accentrare su di sé un'attenzione non solo da parte della società civile organizzata, ma anche da parte delle istituzioni internazionali. Da una dinamica di opposizione al processo di globalizzazione neoloberista, i promotori del diritto alla sovranità alimentare sono infatti riusciti a confluire in un percorso costruttivo all'interno di nuovi e coraggiosi meccanismi di governance alimentare, capaci di ampliare gli spazi di agibilità politica. Quello che risulta da questi due capitoli è un conflitto strutturale sul futuro del cibo, tra uno scenario di ulteriore evoluzione del modello produttivista tramite l'applicazione delle scienze della vita ed uno fondato sull’approccio agroecologico e sulla centralità del modello di agricoltura di piccola e media scala vocata ai mercati di prossimità.
Nel terzo capitolo - “L'India e il caso Navdanya”, presento uno studio di caso che prende in oggetto la realtà della Fondazione Navdanya, risultato da un periodo di ricerca in loco della durata di due mesi. Dopo una prima parte di contualizzazione storica che prende in analisi i processi che hanno interessato la situazione agroalimentare indiana, con particolare riferimento alla politica della Rivoluzione Verde, mi concentro sugli sviluppi delle campagne e della struttura di attività di Navdanya riconducibili alla promozione della sovranità alimentare. Una particolare attenzione viene data allo sviluppo e al funzionamento della rete di conservazione e scambio di sementi e di conoscenza, incentrata sul coordinamento di una rete di banche dei semi diffuse sul territorio nazionale, mettendo in luce vari aspetti che riguardano la promozione della sovranità alimentare.
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