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Tesi etd-11292019-094819


Thesis type
Tesi di specializzazione (5 anni)
Author
TICCI, CHIARA
URN
etd-11292019-094819
Title
I disturbi del movimento nelle patologie mitocondriali: risultati di uno studio cross-sectional multicentrico.
Struttura
MEDICINA CLINICA E SPERIMENTALE
Corso di studi
NEUROPSICHIATRIA INFANTILE
Supervisors
relatore Prof.ssa Battini, Roberta
Parole chiave
  • Malattie mitocondriali
  • Studio cross-sectional multicentrico
  • Disturbi del movimento
Data inizio appello
17/12/2019;
Consultabilità
Secretata d'ufficio
Riassunto analitico
Limitate informazioni sono attualmente disponibili sulla caratterizzazione fenotipica e genetica dei disturbi del movimento nelle patologie mitocondriali. Utilizzando il Registro Italiano delle Malattie Mitocondriali abbiamo studiato retrospettivamente una coorte di 197 individui con disturbo del movimento ed esordio della malattia mitocondriale in età pediatrica, confrontandola con il sottogruppo di soggetti non affetti da disturbo del movimento. Con un modulo online di Google abbiamo in seguito ulteriormente approfondito le caratteristiche demografiche, cliniche, genetiche e farmacologiche dei pazienti con disturbo del movimento mitocondriale. Abbiamo ottenuto informazioni su 50 pazienti, con un'età media di esordio della patologia mitocondriale di 6.10 anni, Deviazione Standard (DS) di 5.57 anni (range 0-17 anni). Il disturbo del movimento è esordito ad una età media di 12.79 anni, DS 14.03 (mediana 8 anni, range interquartile di 16.5 anni). La durata media di follow-up per questi pazienti è stata pari a 8.49 anni, DS 7.83 anni (range 1-30 anni). Richiedendo ai vari Centri di segnalare il tipo di disturbo del movimento prevalente all'esordio abbiamo riscontrato una maggiore incidenza di atassia (22/50; 44%), seguita da tremore (8/50;16%), disturbo distonico/atetosico (5/50; 10%), disturbo coreico-ballico (5/50; 10%), disturbo ipocinetico/rigido (5/50; 10%) (Figura 1). Il 36% dei pazienti (18/50) ha presentato nel decorso uno o più tipi di disturbo del movimento differenti da quello evidente all'esordio. In quasi la metà dei pazienti (22/50; 44%) il disturbo del movimento rappresenta il sintomo di esordio della patologia mitocondriale. Nei rimanenti (28/50;56%) il disturbo del movimento è preceduto da altre manifestazioni, delle quali la più frequente è rappresentata dall’epilessia (46.4%), seguita da oftalmoparesi/ptosi (42.9%), compromissione degli organi di senso (35.7%) e disturbi neuromuscolari (32.1%). Le informazioni sui dati neuroradiologici sono disponibili per 46 pazienti, dei quali 5 (11%) presentano una RM dell'encefalo normale. Le alterazioni dei gangli della base risultano il dato di neuroimaging più frequente nella nostra coorte (52%), seguito da alterazioni della sostanza bianca cerebrale (44%), atrofia cerebrale diffusa (42%) e atrofia cerebellare (42%). Alterazioni all’elettromiografia sono state riscontrate in un’alta percentuale dei pazienti della nostra casistica (24/31; 77%); tra i pattern anormali quello miopatico risulta il più frequente. L’elettroneurografia, eseguita in 30 individui affetti, mostra una neuropatia assonale nella metà circa di questi (16/30; 53%).
In un quarto del nostro campione (13/50; 26%) è stata somministrata una terapia farmacologica per il disturbo del movimento; in 4/13 (31%) è stata usata una politerapia e in 9/13 una politerapia (69%). Il Clonazepam risulta il farmaco più comunemente prescritto (4/13; 31%), seguito dal Triesifenidile (3/13;23%), dal Levetiracetam (3/13; 23%), dal Baclofen orale (3/13; 23%) e dal Baclofen intratecale (3/13;23%). Tra i farmaci più comunemente prescritti ritroviamo un'efficacia pari al 100% (3/3) del Baclofen intratecale e del 75% (2/3) del Triesifenidile e del Levetiracetam; il Clonazepam è efficace nel 50% dei casi nei quali è stato somministrato (2/4) mentre il Baclofen orale nel 25% (1/3).
In conclusione il nostro studio sottolinea l’importanza della condivisione dei dati, soprattutto nell’ambito di patologie rare. Una più accurata descrizione dei disturbi del movimento nell’ambito delle patologie mitocondriali può migliorare il percorso diagnostico, terapeutico e di follow up dei soggetti affetti e consente una più omogenea stratificazione dei pazienti, utile per studi futuri o possibili trial farmacologici.
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