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Tesi etd-11122018-142020


Thesis type
Tesi di laurea specialistica LC6
Author
ZERA, ERALDA
URN
etd-11122018-142020
Title
Morbo di Behcet: Profilo epidemiologico, clinico e farmacologico di una coorte monocentrica di 130 pazienti
Struttura
RICERCA TRASLAZIONALE E DELLE NUOVE TECNOLOGIE IN MEDICINA E CHIRURGIA
Corso di studi
MEDICINA E CHIRURGIA
Commissione
relatore Mosca, Marta
correlatore Talarico, Rosaria
Parole chiave
  • analisi retrospettiva
  • studio epidemiologico
Data inizio appello
11/12/2018;
Consultabilità
parziale
Data di rilascio
11/12/2021
Riassunto analitico
In accordo con i criteri classificativi, l’aftosi orale rappresenta una “conditio sine qua non” per la diagnosi di MB; tuttavia la prevalenza del 100% non è sempre presente anche nell’ambito di casistiche ampie e in zone ad alta incidenza, tanto che negli studi clinici randomizzati la selezione dei pazienti prevede l’esclusione dei casi che non soddisfino i criteri classificativi dell’”ISG for Behcet’s disease”. Tale dato riflette la non assoluta sensibilità dei criteri classificativi nel porre diagnosi di MB e la sempre maggiore necessità di disporre di criteri diagnostici che includano altre manifestazioni cliniche, come l’impegno neurologico. Da un’analisi comparativa della prevalenza delle manifestazioni mucocutanee nella nostra coorte, rispetto ai dati della letteratura, emerge una minore frequenza e gravità di impegno rispetto ad aree endemiche.
Come riportato in letteratura, sono state riscontrate differenze nella prevalenza delle manifestazioni in relazione al genere; in particolare, l’impegno articolare è risultato più frequente nei M (36% vs 13%, p<0,0001) e gli eventi vascolari trombotici periferici nelle F (15% vs7%, p<0,03). La correlazione tra prevalenza delle singole manifestazioni cliniche e il sesso è tuttavia caratterizzata da un’ampia variabilità nell’ambito delle casistiche, anche nelle stesse aree geografiche. Dati emersi da studi retrospettivi effettuati in Turchia evidenziano differenze statisticamente significative limitate all’impegno mucocutaneo (maggiore nelle donne), e all’impegno vascolare trombotico (maggiormente correlato al sesso maschile); allo stesso modo i dati risultano spesso contraddittori anche per quanto riguarda l’impegno neurologico; questo sembra riflettere in parte l’ampia variabilità di presentazione della malattia e in parte i diversi criteri di selezione dei pazienti studiati. La maggiore gravità di malattia correla con il sesso maschile nelle varie casistiche esaminate e nella coorte dei nostri pazienti.
Esiste una dimostrata associazione tra HLA-B51 e MB, che varia tuttavia in base all’area geografica. La positività per HLA B51 si associa al sesso maschile e correla con una maggiore gravità di malattia, riscontrata nel 62% dei nostri pazienti. La prevalenza di positività per HLA B51 emersa nella nostra casistica (66%), appare sovrapponibile a quelle riportate in altre nazioni europee, mentre risulta inferiore a quanto descritto in aree ad alta incidenza. I dati della letteratura riconoscono fino ad ora all’HLA B51 un ruolo prognostico negativo, mentre l’ipotesi che possa avere un ruolo patogenetico nella malattia non è confermato dai dati più recenti; è stata, infatti, dimostrata l’esistenza di una famiglia di geni nell’ambito dell’ MHC di classe I, in particolare due geni funzionali a livello della regione13: MICA e MICB, localizzati tra il locus-B e il locus dei geni per il TNF. Il gene MICA è espresso prevalentemente a livello delle cellule epiteliali, dei cheratinociti e dei monociti, mentre i geni dell’MHC I risultano ubiquitari. Tali caratteristiche hanno suggerito l’ipotesi che MICA (presente in più dell’80% dei casi) possa avere un reale ruolo patogenetico nel MB. La variabilità di prevalenza dell’HLA B51, rispetto al MICA, giustificata in parte da rapporti di contiguità con tale antigene, da un’immagine riflessa delle alterazioni geniche che potrebbero avere un ruolo patogenetico nella malattia ed essere verosimilmente più correlabile con il MICA.
La prevalenza delle manifestazioni cliniche nell’ambito dell’impegno neurologico, è risultata non del tutto sovrapponibile alla distribuzione descritta nelle casistiche di diversa nazionalità; tale dato potrebbe essere attribuibile ad un differente profilo geografico di malattia o ad una diversa selezione dei pazienti; in particolare è verosimile che esista un bias di selezione, in quanto i pazienti che più frequentemente afferiscono alla nostra U.O. in regime di ricovero hanno un’attività di malattia più severa. Esistono tuttavia grosse divergenze in letteratura per quello che riguarda la prevalenza dell’impegno neurologico in funzione dei criteri di scelta e di valutazione dei sintomi, delle manifestazioni cliniche e degli esami strumentali. La mancanza di parametri standardizzabili e quantificabili, e il non accordo sull’inclusione o esclusione di sintomi, quali la cefalea e l’impegno psichiatrico, in assenza di alterazioni organiche obiettivabili, rendono ulteriormente disomogenei i dati da valutare.
La disponibilità di indici di attività di malattia standardizzati, al momento peraltro assenti, potrebbe avere un ruolo, non solo nella gestione quotidiana dei pazienti, ma anche nello studio dei differenti profili di presentazione clinica della malattia.
Per quanto riguarda la terapia, la maggior parte dei pazienti risponde alle terapie più tradizionalmente utilizzate; i pazienti che effettuano terapia con farmaci biologici, che allo stato attuale sono quelli non responsivi ad altri trattamenti e con impegno più grave, hanno mostrato buona risposta al trattamento, sia in termini di efficacia che di tollerabilità. La coorte studiata, in questo lavoro di tesi, comprende 130 pazienti con diagnosi di MB, di cui 79 maschi (M) e 51 femmine (F).La durata media del follow-up è risultata essere di circa 9 anni (min: 1, max: 16).
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