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Tesi etd-09272010-095745


Thesis type
Tesi di laurea specialistica LC6
Author
MY, GIULIA
URN
etd-09272010-095745
Title
Il controllo della frequenza cardiaca nelle sindromi coronariche acute
Struttura
MEDICINA E CHIRURGIA
Corso di studi
MEDICINA E CHIRURGIA
Supervisors
relatore Prof. Marzilli, Mario
Parole chiave
  • sindromi coronariche acute
  • frequenza cardiaca
  • ivabradina
Data inizio appello
19/10/2010;
Consultabilità
Parziale
Data di rilascio
19/10/2050
Riassunto analitico
Le sindromi coronariche acute (SCA), nel loro complesso, rappresentano la principale causa cardiaca di ospedalizzazione e la prima causa di morte nel mondo occidentale.
La diagnosi precoce e un adeguato trattamento sono fondamentali per ridurre le sequele anatomo-cliniche e la mortalità.
Uno dei fattori che contribuiscono allo sviluppo di ischemia miocardica è la frequenza cardiaca (FC), che, inoltre, rappresenta un fattore di rischio per molteplici condizioni patologiche, dallo sviluppo dell'aterosclerosi allo scompenso cardiaco. E' dunque necessario valutare l'utilizzo di un agente bradicardizzante nel contesto del trattamento farmacologico delle SCA. Fino ad ora gli agenti principalmente utilizzati a questo scopo sono stati i β-bloccanti, che però presentano numerosi effetti secondari e alcune importanti controindicazioni; per altro, il loro uso nelle prime ore da un evento acuto è sconsigliato, soprattutto in condizioni di instabilità emodinamica. Per questa ragione sono stati ricercati agenti che avessero un'azione esclusivamente bradicardizzante e che potessero essere utilizzati in quei casi in cui i β-bloccanti sono controindicati. L'ivabradina, agente attivo sulla corrente If, risponde perfettamente a queste caratteristiche; il suo utilizzo è stato sperimentato e approvato nel trattamento dell'angina cronica stabile e dello scompenso cardiaco.
Lo studio che abbiamo progettato prevede l'utilizzo dell'ivabradina con lo scopo di diminuire la frequenza cardiaca senza alterare altri parametri emodinamici nelle SCA che insorgono in pazienti che presentano controindicazioni all'utilizzo dei β-bloccanti. Ci sono studi in corso relativi a questa possibilità, ma i risultati non saranno pubblicati prima del 2012.
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