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Tesi etd-09262017-213737


Thesis type
Tesi di laurea magistrale LM6
Author
LAZZARI, CRISTIAN
URN
etd-09262017-213737
Title
Laboratorio di fisiopatologia cardiovascolare integrata: risultati preliminari dello studio per l'identificazione precoce della disfunzione ventricolare sinistra in un gruppo di pazienti affetti da diabete mellito di tipo 2
Struttura
RICERCA TRASLAZIONALE E DELLE NUOVE TECNOLOGIE IN MEDICINA E CHIRURGIA
Corso di studi
MEDICINA E CHIRURGIA
Commissione
relatore Prof. Natali, Andrea
Parole chiave
  • diabetic cardiomyopathy
  • cardiopulmonary exercise test
  • tissue doppler imaging
  • speckle tracking imaging
Data inizio appello
17/10/2017;
Consultabilità
completa
Riassunto analitico
Introduzione. Il diabete mellito di tipo 2 (DM2) costituisce una malattia metabolica cronica di grande impatto epidemiologico a livello mondiale, gravata da elevata mortalità e morbilità e per la quale si registra un costante aumento di incidenza, specie nei Paesi industrializzati. L’interessamento cardiovascolare rappresenta la maggiore complicanza associata alla malattia e si caratterizza per una graduale progressione verso lo scompenso cardiaco. Una frequente, ma ancora poco conosciuta, forma di interessamento cardiaco in corso di DM è costituita dalla cardiomiopatia diabetica (DCM), caratterizzata da un danno anatomo-funzionale a livello miocardico, che decorre per lungo tempo in forma asintomatica, prima di sconfinare in uno scompenso d’organo conclamato.<br><br>Obiettivi. Lo scopo del presente studio è stato quello di mettere a punto un protocollo diagnostico dotato di una sensibilità tale da evidenziare il danno miocardico, e l’impairment funzionale associato, che occorre nella DCM, al fine di porre una diagnosi precoce, quando il paziente si presenta ancora asintomatico.<br><br>Metodi. Lo studio si è proposto di analizzare una popolazione di pazienti affetti da DM2, tra i 40 e gli 80 anni, selezionati in base a specifiche caratteristiche cliniche. In primis sono stati reclutati anche un paziente con scompenso cardiaco e uno sano, per effettuare un’analisi comparativa preliminare, che potesse evidenziare la validità del metodo. Tutti i soggetti si sono sottoposti indistintamente ad uno studio che combina il test da sforzo cardiopolmonare (CPET) con l’esame ecocardiografico, condotto in fase basale (di riposo) e al picco dello sforzo. Il CPET è stato eseguito su cicloergometro, con protocollo rampa e contemporanea misurazione dei gas espirati. L’esame ecografico, eseguito contestualmente, si è articolato in diverse acquisizioni nell’ambito di ecocardiografia tradizionale, TDI (tissue doppler imaging) e STI (speckle tracking imaging), allo scopo di analizzare la funzione sistolica del VS<br><br>Risultati. I risultati ottenuti dal CPET, relativi alla capacità di esercizio dei pazienti e alla loro risposta cardiovascolare, uniti a quelli derivati dall’analisi ecocardiografica (in particolare dal TDI e dallo STI) si sono dimostrati in accordo con i dati presenti in letteratura per quanto riguarda il paziente sano e quello scompensato; nel soggetto diabetico si evidenzia, invece, una situazione intermedia tra i due, confermata praticamente da tutti gli indici presi in esame, seppur con livelli di sensibilità differenti. In particolare il CPET ha evidenziato, nel paziente diabetico, una funzione cardiovascolare nella norma, ma con performance evidentemente inferiori a quelle osservate nel soggetto sano, sulle quali comunque occorre considerare l’influenza di altre variabili, tra cui il condizionamento fisico, nonché la presenza di bias correlati alla complessità della tecnica. Sempre nel diabetico, per quanto concerne l’analisi ecocardiografica emergono aspetti interessanti: a fronte di un’attesa bassa sensibilità degli indici tradizionali (FE, frazione di eiezione e SV, stroke volume), i risultati del TDI e dello STI hanno sottolineato rispettivamente una condizione di funzione sistolica ventricolare sinistra compromessa (velocità S’in range patologico) o ai limiti bassi della norma (GLPSm borderline).<br><br>Conclusioni. Nonostante le notevoli difficoltà diagnostiche che si associano alla cardiomiopatia diabetica, in gran parte connesse alle conoscenze non conclusive riguardo la sua patogenesi, la storia naturale e il decorso asintomatico, i dati ricavati da questo studio hanno dimostrato che un’analisi strumentale combinata e multiparametrica rappresenta probabilmente la strategia vincente. Lo sforzo si è dimostrato l’elemento cruciale in tutte le tecniche utilizzate, quale stimolo in grado di fornire informazioni aggiuntive rispetto alla valutazione a riposo, ed offrendosi come base per nuove prospettive diagnostiche.
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