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Tesi etd-09262013-174646


Thesis type
Tesi di laurea specialistica LC6
Author
GIOMI, ELSA
URN
etd-09262013-174646
Title
Funzione endoteliale e Indici di resistenza renale nel diabete tipo 2 e nell' ipertensione arteriosa di nuova diagnosi.
Struttura
RICERCA TRASLAZIONALE E DELLE NUOVE TECNOLOGIE IN MEDICINA E CHIRURGIA
Corso di studi
MEDICINA E CHIRURGIA
Commissione
relatore Dott. Solini, Anna
Parole chiave
  • indice di resistenza renale
  • funzione endoteliale
  • ipertensione
  • diabete tipo2
Data inizio appello
15/10/2013;
Consultabilità
completa
Riassunto analitico
La diagnosi precoce del danno d’organo ha un ruolo rilevante nei pazienti con alto rischio cardiovascolare. Sia la presenza che la regressione delle alterazioni iniziali, quali l’ipertrofia ventricolare sinistra, lo spessore medio-intimale e la microalbuminuria, sono fattori prognostici indipendenti.<br>La Microalbuminuria è riconosciuta come un marker di nefropatia incipiente nel Diabete di tipo 1 e 2, mentre nell’ipertensione essenziale è considerata un indicatore di rischio cardiovascolare.<br>La Microalbuminuria identifica la presenza di un danno a livello glomerulare che è preceduto da precoci alterazioni strutturali e funzionali, non rilevabili ad oggi, se non tramite biopsia renale. Inoltre, una percentuale variabile di pazienti con T2DM mostra una riduzione del GFR anche in presenza di una normale escrezione di albumina.<br> Alla luce di questi fatti, per meglio comprendere i meccanismi responsabili e per identificare la necessità di trattamento, allo scopo di ritardare l’esordio e/o rallentare la progressione del danno renale, si delinea la necessità di individuare nuovi ed affidabili marcatori di disfunzione renale precoce, in particolare se connessi ad alterata funzione vascolare. <br>L’indice di resistenza renale (RRI) misurato con ecografia Doppler è un utile strumento per quantificare le alterazioni della circolazione intraparenchimale renale che si presentano nel corso di malattia renale cronica. RRI, come dimostrato da studi bioptici, è strettamente correlato con l’aterosclerosi e rappresenta un indice integrato di compliance arteriosa, pulsatilità e impedenza al flusso microvascolare.<br>Un elevato RRI rappresenta un fattore prognostico negativo in pazienti diabetici per la progressione della malattia renale e in pazienti ipertesi con stenosi dell’arteria renale per il successo della rivascolarizzazione percutanea. Ad ogni modo, devono essere prese in considerazione alcune limitazioni all’uso dell’RRI nelle fasi precoci della nefropatia: i valori di riferimento di RRI nella popolazione generale non sono ancora stati definiti e validati all’unanimità; RRI si presenta significativamente influenzato dai processi di invecchiamento ed inoltre, in presenza di una normale funzione renale, lo stretto range dei valori di RRI potrebbe non essere sufficiente per rilevare le precoci alterazioni del microcircolo.<br>Pertanto, l’uso di uno stimolo farmacologico ad azione vasodilatante, applicato alla misurazione di RRI (RRI dinamico, DRIN) potrebbe incrementare il potere discriminante dell’ecografia doppler, configurando una metodica potenzialmente in grado di identificare le alterazioni renali anche nelle fasi più precoci.<br>La presenza di una ridotta vasodilatazione renale in risposta alla nitroglicerina è già stata dimostrata in pazienti con nefropatia diabetica manifesta; rimane da dimostrare se una ridotta vasodilatazione renale sia presente anche prima della comparsa di microalbuminuria in pazienti con T2DM o con altri fattori di rischio cardiovascolare, e l’eventuale relazione con altri markers di disfunzione vascolare sistemica.<br>Lo scopo di questo studio è quello di valutare RRI in condizioni basali e dopo stimolo farmacologico vasodilatatorio in pazienti diabetici neodiagnosticati drug-naive con normale escrezione urinaria di albumina e GFR, confrontandoli con un gruppo di pazienti con ipertensione essenziale, al fine di indagare se un ridotto DRIN possa essere una caratteristica specifica del diabete. Come obiettivo secondario, questo studio ha analizzato la possibile associazione di DRIN con gli indici di danno vascolare sistemico, come la disfunzione endoteliale, la rigidità arteriosa e l’aumentato stress ossidativo.
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