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Tesi etd-09182018-223740


Thesis type
Tesi di laurea magistrale LM6
Author
BERTINI, LAURA
URN
etd-09182018-223740
Title
Disfunzione diastolica e rimodellamento ventricolare sinistro: classificazione ed impatto prognostico di una analisi combinata strutturale e funzionale ecocardiografica in una coorte di pazienti a rischio di scompenso cardiaco
Struttura
RICERCA TRASLAZIONALE E DELLE NUOVE TECNOLOGIE IN MEDICINA E CHIRURGIA
Corso di studi
MEDICINA E CHIRURGIA
Commissione
relatore Prof.ssa Di Stefano, Rossella
correlatore Dott. Fabiani, Iacopo
Parole chiave
  • prognosi
  • rimodellamento cardiaco
  • disfunzione diastolica
  • frazione di eiezione conservata
  • scompenso cardiaco
Data inizio appello
16/10/2018;
Consultabilità
completa
Riassunto analitico
La disfunzione diastolica e il rimodellamento cardiaco rappresentano le basi fisiopatologiche dello scompenso cardiaco a frazione di eiezione preservata. Nonostante questa sindrome clinica derivi dall’interazione di più meccanismi patogenetici, la disfunzione diastolica e il rimodellamento svolgono un ruolo cruciale nella patogenesi e ne rappresentano lo stadio pre clinico.
Lo studio clinico di seguito presentato ha l’obiettivo di valutare l’impatto prognostico degli algoritmi diagnostici per la disfunzione diastolica, dei metodi classificativi per il rimodellamento cardiaco e di una valutazione combinata strutturale e funzionale, in una coorte ampia di pazienti a rischio di scompenso cardiaco (appartenenti allo stadio A e B della classificazione ACC/AHA).
Abbiamo selezionato 1923 pazienti a rischio di scompenso cardiaco (di cui il 43% maschi; età media 57 anni, 33-76) afferenti ad uno studio multicentrico (“la disfunzione asintomatica del ventricolo sinistro”, DAVES – Società Italiana di Ecocardiografia e Imaging Cardiovascolare, SIEC) comprendente 19 ambulatori di ecocardiografia. È stat valutata la funzione diastolica con tre algoritmi diagnostici (Paulus 2007, Nagueh 2009 e Nagueh 2016) e il rimodellamento cardiaco con il modello classico e complesso di classificazione (Complex Remodeling Classification-CRC).
Abbiamo considerato un end point composito: morte per tutte le cause, ospedalizzazione per aggravamento di scompenso cardiaco ed edema polmonare.
La disfunzione diastolica, valutata con i tre algoritmi diagnostici, è stata osservata in una piccola percentuale di pazienti. La maggior prevalenza è stata rilevata con l’algoritmo diagnostico del 2009 (11%, 211 pazienti) mentre con l’algoritmo del 2016 è stata riscontrata la percentuale più bassa (3,3%, 63 pazienti p < 0,001). La proporzione di pazienti con funzione diastolica indeterminata è risultata simile usando tutti e tre gli algoritmi, con una prevalenza lievemente più alta usando l’algoritmo del 2016 (8%).
Secondo la classificazione tradizionale del rimodellamento cardiaco, 731 pazienti (38%) hanno mostrato ipertrofia (concentrica 385, 20% ed eccentrica 346, 18%); con la classificazione CRC 486 pazienti (25,3%) hanno presentato ipertrofia (concentrica 294-15,3%, mista 39-2%, ipertrofia dilatata 80-4,2%). 294 pazienti sono risultati non classificabili.
Dopo un follow up mediano di 29 mesi, l’analisi multivariata con regressione di Cox aggiustata per età, sesso, storia di cardiopatia ischemica e classificazione tradizionale del rimodellamento, ha indicato come migliori predittori indipendenti di end point l’algoritmo diagnostico Nagueh 2016 (p<0,001) e la classificazione CRC (p=0,01).
All’analisi di sopravvivenza a 60 mesi i pazienti con ipertrofia, in particolare concentrica ed eccentrica, hanno mostrato una prognosi peggiore.
La presenza contemporanea di disfunzione diastolica (Nagueh 2016) e di ipertrofia (CRC) si associa ad una prognosi peggiore rispetto a quella calcolata per i gruppi di pazienti con ipertrofia o disfunzione diastolica.
L’analisi di sopravvivenza è stata effettuata anche per i pazienti con funzione diastolica indeterminata, confrontando la prognosi di questo gruppo di pazienti con quella dei pazienti con funzione diastolica indeterminata e ipertrofia secondo la classificazione CRC. In conclusione l’analisi ha mostrato una prognosi peggiore per il secondo gruppo di pazienti.
In conclusione l’analisi integrata, strutturale (secondo CRC) e funzionale (secondo Nagueh 2016), migliora la stratificazione prognostica dei pazienti a rischio di scompenso cardiaco.
File