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Tesi etd-09112012-121406


Thesis type
Tesi di laurea specialistica
Author
CAVINA, ELEONORA
URN
etd-09112012-121406
Title
Risposte internazionali alla diffusione delle Rivolte Arabe del 2011 nello scacchiere strategico dell’area MENA
Struttura
SCIENZE POLITICHE
Corso di studi
POLITICHE E RELAZIONI INTERNAZIONALI
Commissione
relatore Prof. Vernassa, Maurizio
Parole chiave
  • Nord Africa
  • Medio Oriente
  • Rivolte Arabe
  • Primavera Araba
  • Paesi arabi
Data inizio appello
01/10/2012;
Consultabilità
completa
Riassunto analitico
Il 17 dicembre 2010 in Tunisia il ventiseienne Mohammed Bouazizi si cosparse di benzina e s’immolò nel fuoco. Questo fu il detonatore da cui scaturì un'esplosione di malcontento popolare dalle forme incontenibili: dal Maghreb al Mashreq fino al Golfo Persico, un’ondata di rivolte investì, agli esordi del 2011, gran parte del mondo arabo. Sebbene tale fenomeno, ribattezzato “Primavera Araba”, abbia assunto caratteristiche ed esiti peculiari in ciascun Paese, è stato possibile identificare comuni caratteristiche alla base delle diverse “Primavere”: l’aumento dei prezzi dei beni di prima necessità causati della crisi globale, il progressivo rafforzamento dell'autoritarismo, la persistenza di strutture sociali di tipo piramidale, la diffusa disoccupazione e il deterioramento delle condizioni economiche, hanno esasperato la popolazione sfociando in mobilitazioni di massa a forte partecipazione giovanile. Alcune componenti, come quelle islamiste, sono subentrate nelle rivolte solo in un secondo momento, quando hanno compreso di poterne trarre vantaggio. La destabilizzazione di una regione, che per posizione e risorse ha una forte rilevanza geo-strategica ed economica, ha chiamato in causa le potenze internazionali che hanno deciso se e come intervenire nei Paesi coinvolti in funzione dell’esigenza di proteggere o incrementare i propri interessi nell’area, soprattutto per quanto concerne il controllo delle risorse e le rotte commerciali degli idrocarburi. In alcuni Paesi si è inoltre cercato di dare ai movimenti di protesta una lettura religiosa e settaria, inquadrandoli nella secolare rivalità tra sciiti e sunniti che spacca il mondo arabo. Le rivolte sono state perciò imbrigliate nella lotta di potere tra la fazione sunnita guidata dai Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo e la fazione sciita capeggiata dall’Iran. Ciò spiega le differenze nell’attivismo degli attori internazionali nei vari contesti delle rivolte: mobilitazione contro-rivoluzionaria nei paesi del Golfo e sostegno ai ribelli nel Nord Africa dove la caduta di alcuni regimi aveva aperto nuove opportunità. Gli Stati Uniti, alle prese con una sovraesposizione geo-stategica e finanziaria senza precedenti, hanno dovuto ripensare la propria politica estera, aprendo la possibilità di dialogare apertamente con nuovi interlocutori islamici e delegando alcuni interventi diretti ai partner internazionali. Le democrazie occidentali, dopo qualche esitazione, hanno voltato le spalle a regimi che avevano fino ad allora considerato “moderati” e sulle quali violenze e violazioni dei diritti umani si era sempre taciuto. Guardando alle risposte venute dall’Occidente, dalla Russia, dalla Cina e dalle potenze regionali (Arabia Saudita, Qatar, Turchia e Iran) davanti ai popoli in rivolta che affrontavano la forza repressiva dei propri regimi, è chiaro che diversi pesi e diverse misure sono stati applicati nei diversi Paesi coinvolti a seconda degli interessi in gioco. I giovani della “Primavera Araba” hanno così dovuto fare i conti con una molteplicità di nuovi attori e nuovi interessi subentrati nelle dinamiche delle rivolte. Si dovrà però aspettare per vedere dove condurranno i processi avviati in quest’anno di ribellioni.
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