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Tesi etd-09062014-155905


Thesis type
Tesi di laurea magistrale
Author
COLUCCI, FRANCESCA
URN
etd-09062014-155905
Title
Dal terremoto del 1846 al secondo dopoguerra: le vicende dei restauri di dodici chiese pisane.
Struttura
CIVILTA' E FORME DEL SAPERE
Corso di studi
STORIA E FORME DELLE ARTI VISIVE, DELLO SPETTACOLO E DEI NUOVI MEDIA
Commissione
relatore Prof.ssa Nuti, Lucia
Parole chiave
  • terremoto
  • chiese
  • Pisa
  • restauri
  • dopoguerra
Data inizio appello
29/09/2014;
Consultabilità
completa
Riassunto analitico
La tesi si apre con un inquadramento della situazione storica a Pisa agli inizi dell’Ottocento. <br>Prendendo in esame le personalità più importanti dell’epoca, cioè il granduca Pietro Leopoldo, il suo successore Ferdinando III ed, infine, Leopoldo II, si è cercato di capire come questi abbiano cambiato il volto architettonico ed urbanistico della città di Pisa attraverso la loro opera riformatrice. <br>Si prende in esame anche il periodo della dominazione napoleonica, durante il quale ci furono dei cambiamenti importanti soprattutto in ambito amministrativo, la restaurazione e il ritorno al potere di Ferdinando III. Fu sotto il granducato di Leopoldo II, però, che si registrò quell’evento catastrofico che mi sono proposta di studiare a fondo: il terremoto del 14 agosto 1846. Interi paesi vennero rasi al suolo, si contarono delle vittime tra le macerie dei paesi più piccoli ma, fortunatamente nessuna a Pisa. La città comunque, ne uscì distrutta dal punto di vista architettonico. Fu così che nacque la volontà di restaurare e riportare al loro antico splendore dieci chiese del tessuto urbano e due suburbane. Si tratta esattamente delle chiese di San Michele in Borgo, San Sisto, San Matteo, San Sepolcro, Santa Maria Maddalena, Santa Cecilia, S. Pietro in Vinculis (San Pierino), Santi Cosimo e Damiano, San Paolo a Ripa d’Arno, Santa Cristina, San Michele degli Scalzi e Sant’Ermete. <br>Purtroppo la volontà e il bisogno di restaurarle, non sempre coincisero con la possibilità di farlo effettivamente, o almeno non subito, vista la perenne scarsità di fondi economici a disposizione. Non furono rare le occasioni di scontri scaturite a causa di questi problemi spinosi e che interessavano direttamente sia architetti e ingegneri, ma anche esperti d’arte, i parroci delle diverse chiese e la popolazione stessa. <br>Una breve analisi delle condizioni delle dodici chiese subito dopo il terremoto, mi è stata fornita dal “Prospetto delle fabbriche parrocchiali danneggiate dal terremoto del 14 agosto 1846 nella criminale giurisdizione di Pisa”, conservato nel fondo del Governatore di Pisa presso l’Archivio di Stato della città, punto di partenza per la mia ricerca. A questo primo e sommario resoconto è poi seguita la fase di lettura delle lettere riguardanti ogni chiesa, con le relazioni e le perizie dell’ingegnere Gaetano Becherucci per le proposte di restauro. Tutte queste fonti sono state in seguito confrontate, dove possibile, con le relazioni dell’ingegnere del Circondario di Pisa, Corrado Puccioni, risalenti agli anni 1834-1835, che mi hanno dato la possibilità di conoscere più da vicino e in maniera approfondita lo stato delle chiese una decina d’anni prima del terremoto. Attraverso la loro lettura, queste si sono rivelate uno strumento utile per poter stabilire se i danni sofferti in seguito a un evento naturale, come il terremoto, erano in realtà da imputarsi a guasti già preesistenti dovuti a una cattiva o vecchia costruzione o se si fossero registrati per la prima volto proprio a causa della scossa. Per due di queste chiese, purtroppo, non ho potuto disporre delle relazioni e cioè per le chiese di San Pietro in Vinculis e di San Paolo a Ripa d’Arno.<br>Dopo questo confronto ho cercato di tracciare un filo conduttore che quindi, partendo dagli anni Trenta dell’Ottocento arrivasse almeno a inizio Novecento. <br>Si è tenuto conto anche di altri avvenimenti che hanno provocato, nel corso del tempo, nuovi danni agli edifici religiosi e hanno riproposto il problema del loro restauro. Le altre catastrofi naturali avvenute nel tempo sono state le alluvioni, i cicloni e altre due scosse di terremoto nel 1914 e nel 1920. <br>Altri avvenimenti, del tutto slegati dagli eventi naturali, ma anzi legati ad interventi umani, ossia atti di vandalismo e guerre, hanno continuato a trasformare il volto delle fabbriche parrocchiali. Questo in particolare è il caso della chiesa di San Paolo a Ripa d’Arno, oggetto di restauri e interventi di isolamento della zona absidale, condotti dalla soprintendenza, a seguito dei bombardamenti della seconda guerra mondiale. <br>Nella tesi ho analizzato anche le figure di spicco dell’Ottocento pisano, autori dell’opera di ricostruzione e di rinascita, e cioè gli architetti e gli ingegneri, la cui distinzione dei compiti si fece sempre più netta proprio nel corso del secolo. <br><br>