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Tesi etd-08312015-101804


Thesis type
Tesi di laurea magistrale LM5
Author
RUSSO, FILOMENA
URN
etd-08312015-101804
Title
La normativa anticorruzione nei gruppi societari in pubblico comando
Struttura
GIURISPRUDENZA
Corso di studi
GIURISPRUDENZA
Commissione
relatore Prof.ssa Passalacqua, Michela
Parole chiave
  • anticorruzione
  • 231
  • convenzione MEF-ANAC
Data inizio appello
28/09/2015;
Consultabilità
completa
Riassunto analitico
Il presente elaborato si è posto l’obiettivo di compiere una indagine su di una normativa che disciplina un fenomeno rappresentante da sempre un grave problema per il nostro Paese e l’intero contesto europeo: la corruzione. In modo particolare si è focalizzata l’attenzione sull’applicazione della normativa anticorruzione , e degli strumenti preventivi che la caratterizzano, nelle società in pubblico comando.<br> La presente tesi parte proprio da una disamina generale di quella che è la corruzione nella pubblica amministrazione e delle ragioni che hanno spinto il legislatore ad “occuparsi” di tale problema, ma visto che la complessità del fenomeno corruttivo richiede forme di contrasto giuridico differenziate, in tale prima parte dell’ elaborato sono state analizzate in primis l’organizzazione amministrativa (ANAC, Dipartimento della funzione pubblica, Comitato interministeriale) atta a predisporre ed aggiornare i vari strumenti di prevenzione; per poi focalizzare l’attenzione su alcuni di questi strumenti, senza dimenticare che questi rimedi adottati dall’ordinamento italiano costituiscono solo una parte della necessaria disciplina anticorruzione: la trasparenza amministrativa, disciplinata dal d.lgs. n. 33/2013, da tempo considerata un potente strumento di lotta alla corruzione perché consente l’emersione dei fenomeni corruttivi e mantiene la giusta “pressione” dei cittadini, singoli o organizzati, titolari di un potere di controllo diffuso sul corretto e imparziale svolgimento dell’azione amministrativa; ed i Piani per la prevenzione della corruzione (il Piano Nazionale Anticorruzione a livello nazionale ed il Piano Triennale di Prevenzione della corruzione a livello decentrato) funzionali al monitoraggio delle attività più esposte al rischio della corruzione ed alla pianificazione di interventi mirati a disincentivare l’illegalità delle condotte, prevedendo, evitando e combattendo i fatti corruttivi prima che vengano commessi.<br>In ultima analisi l’attenzione si è spostata sul soggetto a cui sono attribuite le iniziative e su cui ricadono le responsabilità per il funzionamento dell’intero meccanismo preventivo in campo pubblico, il Responsabile della prevenzione della corruzione, fondamentale nel creare una rete di protezione, preventiva, dell’immagine e della funzionalità della Pubblica Amministrazione.<br>La legge n. 190/2012 ha quali destinatari le Pubbliche Amministrazioni, tuttavia, l’articolo 1, comma 34 estende alle società partecipate pubbliche l’assoggettamento, senza limitazione alcuna, dell’ampio spettro degli obblighi corruttivi, al pari delle Amministrazioni propriamente pubbliche. È questa la parte più “delicata” della presente tesi, in quanto tracciare esattamente i confini delle società pubbliche è compito assai complesso, ci si trova spesso innanzi ad una disciplina di difficile collocazione, derivante dalla commistione tra norme privatistiche e deroghe pubblicistiche.<br>L’aspetto maggiormente approfondito in questa seconda parte della presente tesi è stata, come sopra detto, l’estensione della disciplina anticorruttiva alle società partecipate e/o controllate dallo Stato e dagli enti locali. A tal riguardo l’attenzione è stata focalizzata anzitutto sulla Convenzione MEF – ANAC, intesa raggiunta a seguito di un Tavolo congiunto in cui l’ANAC ha adottato delle linee di indirizzo destinate all’intero comparto delle società partecipate dalle Pubbliche Amministrazioni, mentre il MEF con una direttiva si è fatto promotore di una serie di modifiche statutarie in contrasto alla corruzione.<br>L’ultima parte dell’elaborato, affronta il rapporto tra la normativa anticorruzione e il d.lgs. n. 231/2001, partendo dalla disamina di quella che è la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche alla luce del decreto 231, ed evidenziando quelli che sono i criteri oggettivi e soggettivi di attribuzione.
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