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Tesi etd-08282020-195937


Thesis type
Tesi di laurea magistrale LM6
Author
ZAPPA, ALESSIA
URN
etd-08282020-195937
Title
Follow-up dei pazienti COVID-19 ricoverati in Terapia Intensiva
Struttura
RICERCA TRASLAZIONALE E DELLE NUOVE TECNOLOGIE IN MEDICINA E CHIRURGIA
Corso di studi
MEDICINA E CHIRURGIA
Supervisors
relatore Prof. Forfori, Francesco
Parole chiave
  • post intensive care syndrome
  • follow-up
  • COVID-19
Data inizio appello
14/09/2020;
Consultabilità
Parziale
Data di rilascio
14/09/2060
Riassunto analitico
La Society of Critical Care Medicine ha definito la Post-Intensive Care Syndrome (PICS) come la comparsa, o il peggioramento, di una disabilità fisica, cognitiva, o dello stato di salute mentale, che si verifica durante la degenza in un’Unità di Terapia Intensiva e che perdura anche dopo la dimissione. Il miglioramento delle cure fornite nelle terapie intensive ha ridotto la mortalità tra i pazienti, senza però andarne a migliorare la qualità della vita e la prognosi a lungo termine. In letteratura, vari sono i fattori potenzialmente identificati come predisponenti allo sviluppo di tale sindrome, ed alcuni di questi si ritrovano nella popolazione di pazienti che ha contratto la Coronavirus Disease-19 (COVID-19). L’obiettivo di questo lavoro è quello di presentare dei dati preliminari che descrivano la prevalenza di disabilità nella popolazione in studio, il suo grado ed eventuali fattori ad essa correlati. Un altro scopo, è descrivere il livello di soddisfazione di questi soggetti nei confronti della loro stessa condizione e se la soddisfazione percepita sia influenzata da determinate caratteristiche dei pazienti o del ricovero in UTI. La popolazione di studio comprende tutti i soggetti che hanno contratto l’infezione da SARS-CoV-2 e che hanno affrontato una degenza in UTI di almeno 3 giorni. Tra i 55 individui inizialmente inclusi, si sono verificati 4 decessi, non è stato possibile contattare 10 pazienti e 5 erano ancora in strutture ospedaliere o riabilitative al momento dell’inizio dello studio: questo ha ristretto la popolazione a 36 soggetti. I pazienti sono inseriti all’interno di un programma di follow-up che si articola in tre fasi: una prima analisi a tre mesi, una a sei mesi ed un’altra a dodici mesi dalla dimissione. Nell’analisi a tre mesi è prevista un’intervista telefonica volta a valutare il Glasgow Coma Scale Extended (GOSE) ed il Quality of Life after Brain Injury Overall Scale (QOLIBRI-OS); successivamente, sempre a tre mesi dalla dimissione, il paziente viene sottoposto ambulatorialmente allo Short Form Health Survey (SF-36), all’Hospital Anxiety and Depression Scale (HADS) ed al Post-Traumatic Symptom Scale (PTSS-10). I risultati del GOSE hanno mostrato un buon recupero nel 56% dei pazienti, una moderata disabilità nel 39% dei casi ed una grave disabilità nel 6% dei soggetti. Dall’analisi statistica effettuata sui dati ottenuti dal GOSE, è risultato come la durata della degenza in UTI, la ventilazione invasiva e la presenza di diabete mellito, impattino in maniera statisticamente significativa sul livello di disabilità. Al QOLIBRI-OS, il 53% dei pazienti ha manifestato un livello di soddisfazione della qualità della vita compreso tra 80%-100%, il 22% ha un livello di soddisfazione che va da 60%-80%, il 17% ha ottenuto un punteggio compreso fra 40%-60% ed infine nell’8% dei casi il livello di soddisfazione è risultato essere compreso tra 20%-40%. Utilizzando il medesimo modello statistico applicato ai dati del precedente questionario, per il QOLIBRI-OS si è riscontrata una correlazione statisticamente significativa con la presenza di disabilità registrata dalla scala GOSE. Al momento della stesura di questo lavoro, per i tre questionari da svolgere in regime ambulatoriale non è stato possibile analizzare l’intera popolazione. I risultati sono parziali e mostrano la presenza di sintomi da Disturbo da Stress Post-Traumatico nel 26% dei pazienti, lo sviluppo di ansia e depressione nel 40% e nel 20% dei casi, rispettivamente ed infine un indice di salute fisica inferiore alla media nel 46% dei soggetti ed un indice di salute mentale sotto la soglia nel 40% dei casi.
Per poter trarre conclusioni globali e complete riguardo l’impatto della degenza in UTI nei pazienti COVID-19, è necessario anzitutto il completamento del programma di follow-up. Al fine di ottenere risultati statisticamente significativi sarebbe inoltre opportuno ampliare le dimensioni del campione, principale limite di questo studio. Infine, sarebbe auspicabile da parte della comunità scientifica un ulteriore approfondimento delle conoscenze riguardo i fattori di rischio, la patogenesi, la prevenzione ed il trattamento di una sindrome la cui prevalenza nella popolazione è destinata ad aumentare.
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