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Tesi etd-08272015-100428


Thesis type
Tesi di laurea magistrale LM6
Author
FILICE, EMANUELE
URN
etd-08272015-100428
Title
E' possibile sfruttare il nutrient-sensing per migliorare la tolleranza glucidica in pazienti con diabete di tipo 2?
Struttura
RICERCA TRASLAZIONALE E DELLE NUOVE TECNOLOGIE IN MEDICINA E CHIRURGIA
Corso di studi
MEDICINA E CHIRURGIA
Commissione
relatore Prof. Natali, Andrea
Parole chiave
  • diabete
  • diabetes
  • dieta
  • diet
  • nutrient
  • sensing
  • nutrient-sensing
  • incretine
  • incretin
  • GLP-1
  • GIP
  • insulin
  • proteine
  • lipids
  • lipidi
  • proteins
Data inizio appello
22/09/2015;
Consultabilità
parziale
Data di rilascio
22/09/2018
Riassunto analitico
La società italiana di Diabetologia definisce il diabete mellito “una malattia cronica complessa che richiede: continui e molteplici interventi sui livelli glicemici e sui fattori di rischio cardiovascolare, finalizzati alla prevenzione delle complicanze acute e croniche; un’attività educativa della persona con diabete, finalizzata all’acquisizione delle nozioni necessarie all’autogestione della malattia; il trattamento delle complicanze della malattia, qualora presenti”. <br>Lo studio proposto parte dall’ottica di tentare di fornire al paziente diabetico delle metodiche comportamentali semplici, gradevoli ed appetibili grazie alle quali egli possa raggiungere una sempre migliore convivenza con la propria malattia senza dover ricorrere ad implementazioni o modifiche nella propria terapia farmacologica. <br>Uno stretto controllo della glicemia risulta cruciale nella gestione del paziente diabetico per ridurre (o quantomeno ritardare il più possibile) la comparsa delle complicanze tipiche della malattia, e il comitato congiunto composto dalla American Diabetes Association e dalla European Association for the Study of Diabetes ha stabilito come obiettivo il mantenimento dei livelli di HbA1c al di sotto del 7% (53 mmol/mol). <br>Nei pazienti i cui livelli di HbA1c si attestano al di sotto di 7,3% (56 mmol/mol), il ruolo principale nel determinare il livelli medi di glicemia è svolto dalla glicemia post prandiale, le cui escursioni rendono ragione del 70% della variabilità.<br>Un approccio innovativo per la gestione del paziente diabetico prevede l’utilizzo di accorgimenti dietetici mirati a sfruttare il nutrient-sensing: alcuni nutrienti sono infatti in grado di inserirsi all’interno del complesso sistema di regolazione della glicemia post prandiale inducendo una sensibilizzazione che può essere sfruttata per migliorare la tolleranza glucidica. <br>Abbiamo ipotizzato che un pasto a base di macronutrienti proteici e lipidici consumato prima di un pasto glucidico sia in grado di migliorare nettamente la tolleranza al pasto glucidico. <br>Per dimostrare quanto descritto, sono stati selezionati otto volontari fra pazienti seguiti presso gli ambulatori dell’Unità Operativa Medicina Generale 3 della Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana, con livelli di emoglobina glicata stabili ed una terapia orale immodificata negli ultimi controlli. <br>Ciascun paziente è stato sottoposto all’esecuzione di due curve da carico modificate, ciascuna della durata complessiva di 5 ore e 40 minuti. La differenza fra le due curve sta in ciò che il paziente assumeva 30 minuti prima rispetto alla soluzione contenente 75 grammi di glucosio: in un’occasione il paziente assumeva 50 cl di acqua minerale e nell’altra occasione un uovo sodo accompagnato da 50 grammi di parmigiano e 30 cl di acqua minerale.<br>I dati ottenuti dimostrano che un precarico proteico e lipidico è in grado di migliorare nettamente la tolleranza ad un pasto glucidico consumato 30 minuti dopo. L’effetto compare precocemente e si mantiene tale per le tre ore successive al pasto, superate le quali si ha un ritorno ai valori di glicemia basale secondo un andamento analogo a quello osservato in assenza di precarico.<br>Alla base sembrano essere principalmente due meccanismi: un rallentato assorbimento intestinale del glucosio, testimoniato dalla ridotta quantità di glucosio esogeno metabolizzata, ed un miglioramento della secrezione insulinica da parte della beta-cellula pancreatica, testimoniato dall’incremento dei valori di insulinemia, di secrezione insulinica e dalla modificazione della curva dose/risposta che correla la secrezione insulinica con i livelli di glicemia. Il rallentato assorbimento intestinale è principalmente dovuto ad un rallentamento nello svuotamento gastrico, parzialmente indotto dal GLP-1 e probabilmente da altri meccanismi non indagati in questa sede. L’effetto insulinotropico è principalmente indotto dal GLP-1 e dal GIP, in misura minore da una stimolazione della fase cefalica di secrezione insulinica. Al miglioramento della funzione insulinica contribuisce parzialmente la ridotta clearance dell’insulina. <br>
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