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Tesi etd-08062018-132003


Thesis type
Tesi di laurea magistrale LM6
Author
DEPIETRI, GRETA
URN
etd-08062018-132003
Title
L'incidenza dei disturbi del Neuro-Sviluppo nei bambini nati da donne affette da malattie autoimmunitarie sistemiche
Struttura
RICERCA TRASLAZIONALE E DELLE NUOVE TECNOLOGIE IN MEDICINA E CHIRURGIA
Corso di studi
MEDICINA E CHIRURGIA
Supervisors
relatore Prof.ssa Mosca, Marta
Parole chiave
  • Gravidanza
  • malattie Reumatologiche
  • Lupus
  • Neuro-sviluppo
Data inizio appello
25/09/2018;
Consultabilità
Secretata d'ufficio
Data di rilascio
25/09/2088
Riassunto analitico
Riassunto
Introduzione: Le malattie autoimmunitarie sistemiche sono un gruppo di patologie infiammatorie croniche, a patogenesi autoimmune, caratterizzate da un’eziologia multifattoriale e da un impegno clinico e anatomo-patologico multiorgano che si traduce in un’ampia variabilità di manifestazioni. Dal punto di vista epidemiologico interessano, nella maggior parte dei casi, il sesso femminile nella giovane età e per questo i reumatologi si trovano sempre più spesso a prendersi cura di giovani pazienti che ricercano una gravidanza, ancora oggi da considerarsi “a rischio”.
I miglioramenti avvenuti in campo medico riguardo la gestione della gestazione, in questa particolare tipologia di pazienti, hanno incrementato il numero delle nascite e, di conseguenza, le domande che madri e medici si pongono su quale possa essere l’influenza della malattia materna sull’outcome perinatale e sullo sviluppo psicofisico della prole. La presenza di uno stato infiammatorio durante la gravidanza, le numerose complicanze che possono affliggere la paziente durante la gestazione e le terapie necessarie al controllo della malattia potrebbero influenzare lo sviluppo neuropsichico della progenie. Per cercare di rispondere a questi quesiti, sempre più studi in letteratura si sono posti come obiettivo la ricerca di una possibile correlazione tra la patologia autoimmunitaria materna e le alterazioni del neuro-sviluppo nella prole.
Obiettivi: Questo studio si pone come obiettivo quello di comprendere più a fondo se effettivamente le malattie autoimmunitarie sistemiche siano da considerarsi un fattore di rischio indipendente per l’insorgenza di specifici disturbi del neuro-sviluppo nei figli di donne affette, al fine di migliorare il counseling pre-concezionale, informare le madri di tali rischi ed eventualmente indirizzare i nascituri ad un precoce e specifico monitoraggio.
Materiali e Metodi: Lo studio è stato condotto su una popolazione di pazienti affette da malattie autoimmuni sistemiche diagnosticate prima della gravidanza e seguite, nel corso di quest’ultima, presso l’ambulatorio congiunto ostetrico-reumatologico dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana, tra di esse sono state selezionate le pazienti che hanno portato a termine favorevolmente la gravidanza e che hanno figli di età compresa tra i 4 e i 18 anni.
Alle 37 pazienti selezionate è stato somministrato un questionario ad hoc per ciascun figlio. Il questionario è composto da 19 domande relative alla cura del bambino nei primi mesi di vita, al suo processo di crescita e ad eventuali problematiche di salute.
Alle pazienti sono stati poi somministrati altri tre questionari, scelti in collaborazione con il reparto di Neuropsichiatria infantile dell’IRCCS fondazione Stella Maris, volti ad indagare gli aspetti comportamentali, emotivi e lo sviluppo della prole. Il Child Behavior Checklist (CBCL) progettato per valutare le competenze sociali e i problemi comportamentali nei bambini di 1½ -5 anni (CBCL 1½ -5) e di 6-18 anni (CBCL 6-18). Il Social Communication Questionnaire (SCQ) per studiare le abilità comunicative e il funzionamento verbale al fine di valutare se il bambino sia predisposto allo sviluppo dei disturbi dello spettro autistico. Infine il Conner’s Rating Scale – Revised (CRS-R) per lo screening dell’ADHD e dei comportamenti che potrebbero essere indicativi di un disturbo oppositivo provocatorio e di un disturbo della condotta.
Discussione: Dalla somministrazione del questionario ad hoc sono emersi importanti informazioni sulla salute dei bambini. A parere materno solo 9 bambini (18,37%) si sono ammalato più spesso dei coetanei e a nessuno è stata diagnosticata una malattia autoimmunitaria. La percentuale di allergici (26,53%) sembra essere superiore rispetto a quella della popolazione generale italiana (10,7%) senza però aver mostrato correlazione significativa con la diagnosi materna di lupus, come riportato in letteratura. I bambini del campione hanno iniziato a parlare e a camminare ad una età adeguata in linea con le tappe fisiologiche dello sviluppo; inoltre per quanto riguarda il rendimento scolastico, non sembra associarsi a maggior frequenza di disturbi dell’apprendimento.
Il questionario CBCL è risultato positivo nel 22,4% dei casi, valore superiore rispetto al 9,8% ottenuto dallo studio PriSMA sugli adolescenti in Italia. L’analisi di correlazione statistica eseguita tra i risultati del CBCL e le caratteristiche della malattia materna non ha dato risultati statisticamente significativi, così come la correlazione con le caratteristiche della gravidanza o dell’outcome perinatale.
A riguardo del questionario SCQ, prendendo in riferimento il cut-off di 15 stabilito dall’autore, nessun bambino è risultato positivo allo screening; al contrario se si considera il punteggio di 7, come suggeriscono diversi studi, i bambini a rischio di sviluppare disturbi dello spettro autistico sono il 18,39%, valore più alto rispetto alla percentuale di diagnosi di spettro autistico (1,7%) registrate negli USA. Questa elevata percentuale nella nostra casistica, a differenza di quanto riportato in letteratura, non sembra essere associata né alla positività per APL o Anti-SSA/Ro (P = 0,869, P = 0,639) nella madre, né alla diagnosi materna di LES o SAPL (P = 0,566), né all’aumentata età materna al momento del concepimento (P = 0,116). Per spiegare l’elevata percentuale di bambini a rischio, sono state studiate le correlazioni tra il punteggio SCQ ottenuto e le caratteristiche della gravidanza o l’outcome perinatale, ma anche in questo caso i risultati non appaiono statisticamente significativi.
La positività al questionario CRS-R, per la valutazione del rischio di ADHD, ha interessato il 4,08% del campione, valore simile alla percentuale di diagnosi di ADHD nella popolazione generale (5,29%). Lo studio di correlazione eseguito tra i punteggi ottenuti dal questionario e le alterazioni dell’outcome neonatale, in particolare LBW (Pr = 0,011) e VLBW (Pr = 0,024) hanno dato un risultato statisticamente significativo a conferma dei dati riportati in letteratura. Al contrario lo studio di associazione con l’età materna al momento del concepimento, la positività agli APL e agli Anti-SSA/Ro e la specifica diagnosi materna di LES o SAPL non hanno dato risultati interessanti. Lo stesso può essere affermato se si prendono in considerazione le eventuali complicanze durante la gravidanza o il flare di malattia.
Conclusioni: Dai risultati ottenuti dallo studio non è stato possibile escludere la maggior frequenza, nel campione, di disturbi del comportamento e, nello specifico, l’aumentato rischio di sviluppare disturbi dello spettro autistico, rispetto alla popolazione generale. Tuttavia, non è stata confermata la correlazione tra questi disturbi e la diagnosi di LES o SAPL o la positività a APL e Anti-SSA/Ro. Sarà quindi opportuno, in futuro, ampliare le ricerche a riguardo e concentrarsi su alcuni aspetti delle malattie autoimmunitarie sistemiche non ancora presi in considerazione. È stata, invece, confermata l’associazione tra l’aumentato rischio di sviluppare ADHD e le alterazioni dell’outcome perinatale, in particolare LWB e VLBW.
In conclusione appare ancora più importante, per le future madri, evitare il flare, quindi intraprendere la gravidanza quando la malattia è in remissione, e sottoporsi ai controlli periodici in gravidanza per l’eventuale diagnosi precoce di complicanze, fattori che aumenterebbero il rischio di alterazioni dell’outcome perinatale e, di conseguenza, di sviluppare comportamenti di disattenzione e iperattività nella prole, che potrebbero portare ad una vera e propria diagnosi di ADHD.
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