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Tesi etd-07012009-160634


Thesis type
Tesi di laurea specialistica
Author
CORSI, DEBORA
URN
etd-07012009-160634
Title
La sostituzione valvolare aortica percutanea: confronto con la chirurgia tradizionale
Struttura
MEDICINA E CHIRURGIA
Corso di studi
MEDICINA E CHIRURGIA
Commissione
relatore Prof. Minzioni, Gaetano
Parole chiave
  • percutaneous aortic valve replacement
  • aortic stenosis replacement
  • stenosi aortica
  • corevalve
Data inizio appello
21/07/2009;
Consultabilità
parziale
Data di rilascio
21/07/2049
Riassunto analitico
L’invecchiamento medio della popolazione, con un’aspettativa di vita ormai superiore agli ottant’anni, parallelamente al miglioramento delle opzioni terapeutiche, mediche e chirurgiche, ha aumentato notevolmente il numero di pazienti anziani con patologie valvolari degenerative,prima relativamente rare, che necessiterebbero di un intervento chirurgico ripartivo o sostitutivo, ma il cui rischio operatorio è spesso elevato a causa delle patologie associate. Tra quelle di rilevante interesse vi è la stenosi aortica calcifica non reumatica, una valvulopatia degenerativa tipica dell’anziano. Ad oggi il trattamento di prima scelta per la stenosi aortica (SA) è rappresentato dalla sostituzione valvolare chirurgica con impianto di una protesi meccanica o biologica (valvole aortiche porcine o xenograft in pericardio bovino fissate in glutaraldeide), di Homograft da cadavere criopreservati, o di autograft polmonari. Tutti questi sostituti si sono dimostrati efficaci nel migliorare la sopravvivenza a distanza, i sintomi e la qualità di vita dei pazienti sottoposti all’intervento chirurgico, con buoni risultati anche nella popolazione anziana ed in presenza di disfunzione ventricolare sinistra. La mortalità intraoperatoria è stimata tra 1 e 4% (4), tuttavia circa un terzo dei pazienti con valvulopatia aortica severa non viene operato, perché tale strategia non è realisticamente perseguibile, soprattutto a causa dell’età proibitiva o delle severe comorbidità che possono rendere il rischio operatorio molto alto o addirittura proibitivo, con conseguente riduzione dell’aspettativa di vita. Specialmente per i pazienti ad alto rischio la chirurgia convenzionale non è sempre la soluzione migliore; la ricerca di una soluzione alternativa è iniziata nel 1985 con l’introduzione della valvuloplastica percutanea, presto abbandonata a causa degli scarsi risultati clinici dovuti soprattutto alle frequentissime recidive. Negli anni Novanta sono iniziati degli studi per l’impianto percutaneo di valvole espandibili che hanno portato Cribier e il suo team a praticare, il 16 aprile 2002, la prima sostituzione valvolare aortica totalmente percutanea con approccio anterogrado trans-settale, che tuttavia presentava delle limitazioni, come l’insorgenza di insufficienza mitralica ed il possibile danneggiamento della valvola stessa. Nel 2005 Grube e il suo team hanno sviluppato una tecnica alternativa, utilizzando valvole auto-espandibili e l’approccio retrogrado, riuscendo così a ridurre l’incidenza sia di complicanze sulla mitrale che di insufficienza aortica paravalvolare. <br>Nella presente tesi vi è un’estensiva analisi delle differenti procedure chirurgiche sostitutive della valvola aortica. Vengono descritti il loro sviluppo, le tecniche, i loro risultati nel tempo. Le principali casistiche presenti nella letterature internazionale vengono anch’esse analizzate, così come l’esperienza presso il nostro centro con l’utilizzo di tali tecniche.<br>MATERIALI E METODI.Il presente studio prende in considerazione 322 pazienti sottoposti a sostituzione valvolare aortica con tecnica chirurgica standard dal Gennaio 2004 al Dicembre 2008, di questi sono stati selezionatiin base all’età (maggiore o uguale di 75 anni), al rischio chirurgico (maggiore od uguale al 15% di Euro Score Logistico), o alla presenza di gravi comorbilità in associazione ad un’età superiore ai 65 anni, 55 pazienti, che sono stati messi a confronto con 62 pazienti, scelti secondo i medesimi criteri, sottoposti a impianto percutaneo di una protesi valvolare aortica autoespandibile, dal Settembre 2007 al Maggio 2009.Tra i dati considerati: la classe funzionale NYHA, le principali alterazione elettrocardiografiche, i gradienti tranaortici medio e massimoe la funzione ventricolare sinistra. Ciascuno di questi è stato valutato prima dell&#39;intervento, alla dimissione, a 1,3,6 mesi e 1 anno dalla procedura. Il follow-up è stato eseguito mediante un follow up telefonico, una visita cardiologica, un ECG e ECO Color Doppler cardiaco. Nel nostro centro si è osservata una mortalità perioperatoria del 9%, inferiore a quella predetta dagli algoritmi di previsione del rischio chirurgico (20%). La sopravvivenza a 1 anno, considerando solo il gruppo dei pazienti ad alto rischio è del 83% e dell’81% nei pazienti sottoposti a PAVR, e in accordo con quanto riportato da altri Autori, evidente è apparso il beneficio clinico conseguente all’intervento, in ambo i casi.
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