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Tesi etd-06192017-150843


Thesis type
Tesi di specializzazione (5 anni)
Author
CHIARUGI, ALESSIO
URN
etd-06192017-150843
Title
Valutazione dell'efficacia di una macchina da perfusione normotermica per la preservazione degli organi nel trapianto epatico.
Struttura
RICERCA TRASLAZIONALE E DELLE NUOVE TECNOLOGIE IN MEDICINA E CHIRURGIA
Corso di studi
PATOLOGIA CLINICA
Commissione
relatore Prof. Paolicchi, Aldo
relatore Prof.ssa Campani, Daniela
Parole chiave
  • PVP
  • macchina da perfusione normotermica
  • plesso vascolare peribiliare
  • PBG
  • ghiandole peribiliari
  • NAS
  • trapianto ortotopico di fegato
  • ECD
  • extended criteria donors
  • heart-beating donors
  • HBD
  • non-heart-beating donors
  • NHBD
  • statica ipotermica
  • stenosi non anastomotiche delle vie biliari
  • Liver Assist
Data inizio appello
14/07/2017;
Consultabilità
completa
Riassunto analitico
Il trapianto ortotopico di fegato è attualmente l’unico trattamento disponibile per salvare i pazienti affetti da malattie epatiche all’ultimo stadio. Purtroppo, il numero di organi necessari per il trapianto supera notevolmente l’offerta, determinando criteri di selezione rigorosi per i pazienti e lunghe liste di attesa per coloro che raggiungono lo status di “candidato”. Come risultato di questa grave carenza ogni anno un gran numero di pazienti muoiono in lista di attesa. Per aumentare così la disponibilità degli organi, i criteri per la selezione del donatore di fegato sono stati progressivamente ampliati consentendo l’utilizzo di organi considerati non ottimali. I fegati dei donatori che non rientrano nei criteri standard, noti anche come ECD (Extended Criteria Donors), sono stati utilizzati sempre più diffusamente fino a dimostrare la loro sicurezza in termini di risultati di sopravvivenza nel medio e lungo periodo. Tuttavia, il trapianto di fegati provenienti da donatori ECD è associato ad una più elevata incidenza di lesioni ischemiche delle vie biliari, definite come stenosi non anastomotiche (NAS). Inoltre, l’attuale metodica di conservazione, detta statica ipotermica, che prevede la preservazione a freddo (0 – 4 C°) del fegato è alla base del così detto danno da ischemia riperfusione. E’ ben noto, infatti, che una preservazione eccessivamente prolungata in liquido di conservazione ha un effetto deleterio sulla funzionalità del graft finanche il successivo rigetto acuto dell’organo. Una macchina per perfusione e/o preservazione degli organi consiste in un dispositivo dotato di una pompa che garantisce un ricircolo controllato di sangue o soluzione di preservazione attraverso un organo. La perfusione continua permette una migliore penetrazione del perfusato, un equilibrio tra comparto vascolare, cellulare ed extracellulare, l’apporto di ossigeno e nutrienti, la rimozione di metaboliti tossici e, nel caso di macchina normotermica, una temperatura fisiologica del tutto simile a quella corporea. Infatti, è ormai globalmente condiviso il principio che mantenere organi da donatori ECD in un ambiente fisiologico minimizzando i tempi di ischemia fredda, tramite l’utilizzo delle macchine da perfusione normotermiche, possa ridurre le complicanze post-trapianto e favorire una più rapida ripresa dell’organo. In particolare, la minimizzazione del danno da ischemia-riperfusione dovrebbe comportare una riduzione dell’incidenza delle complicanze biliari, un ridotto rischio di non funzione o disfunzione dell’organo e un miglior outcome del paziente trapiantato. L’obiettivo di questo studio, quindi, è quello di confrontare un pool di pazienti sottoposti a trapianto tramite graft preservato mediante procedura standard di conservazione statica ipotermica con un pool di pazienti sottoposti a trapianto tramite graft preservato mediante macchina da perfusione mormotermica. Lo studio è stato condotto su 6 pazienti sottoposti a trapianto di fegato nei quali l’organo è stato sottoposto a perfusione normotermica posti a confronto con 6 pazienti in cui l’organo è stato trattato con metodica standard. In entrambi i gruppi sono state eseguite biopsie del fegato e biopsie delle vie biliari extraepatiche. L’esame anatomo-patologico delle biopsie epatiche è stato rivolto alla valutazione dei seguenti parametri morfologici: necrosi, steatosi e fibrosi parenchimale durante le varie fasi di conservazione dell’organo. Non sono state osservate differenze degne di nota tra i due gruppi di studio. Inoltre è stata eseguita una quantizzazione delle concentrazioni di glicogeno intracellulare nelle biopsie epatiche, tramite colorazioni istochimiche (PAS e PAS-D) e dosaggio biochimico. E’ stato osservato un caratteristico trend delle riserve intracitoplasmatiche, con una più rapida e marcata riduzione della concentrazione di glicogeno nei pazienti del gruppo sottoposto a perfusione normotermica rispetto ai casi controllo. L’esame istologico delle vie biliari extra-epatiche è stato rivolto alla definizione di possibili criteri predittivi di complicanze post-trapianto, in primis delle stenosi biliari non anastomotiche, considerate una delle principali cause di fallimento dell’organo trapiantato; sulla base di studi precedentemente condotti, la valutazione anatomo-patologica delle vie biliari si è concentrata sulla ricerca dei seguenti parametri: necrosi intramurale, danno a carico dell’epitelio biliare superficiale, delle ghiandole periluminali e profonde. Il confronto dei dati tra il gruppo di controllo e il gruppo con utilizzo della macchina LiverAssist non ha messo in evidenza differenze istologiche significative. L’outcome clinico in questa fase dello studio, che necessita l’arruolamento di un maggior numero di pazienti e un follow up minimo di 1 anno, si è rivelato pressoché identico in entrambi i gruppi non potendo quindi dimostrare il vantaggio di una metodica sull’altra. Inoltre sarà necessaria una più approfondita analisi, attraverso indagini di biologia molecolare e di microscopia elettronica, dei vari meccanismi di danno cellulare al fine di poter ottimizzare l’utilizzo di questa nuova tecnologia.
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