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Tesi etd-06102011-175309


Thesis type
Tesi di laurea specialistica
Author
RICCI, FRANCESCO
URN
etd-06102011-175309
Title
La Cambogia nel XX secolo
Struttura
SCIENZE POLITICHE
Corso di studi
POLITICHE E RELAZIONI INTERNAZIONALI
Supervisors
relatore Prof. Vernassa, Maurizio
Parole chiave
  • istituzione totale
  • battambang
  • crociata reale
Data inizio appello
04/07/2011;
Consultabilità
Parziale
Data di rilascio
04/07/2051
Riassunto analitico
In questa tesi vengono analizzati i principali avvenimenti storici e politici che hanno caratterizzato la Cambogia del Novecento. Gli anni Venti e Trenta videro numerose rivolte comuniste nel sud-est asiatico, mentre in Cambogia si parlò di “calma coloniale”, poiché la coscienza comunista del popolo cambogiano era ancora allo stato embrionale. Le prime testimonianze di una coscienza comunista cambogiana l’abbiamo nel 1935, con la nascita del Nagara Vatta di Son Ngoc Thanh, primo giornale in lingua khmer, che sollecitava la popolazione a “svegliarsi”. La prima manifestazione anti-francese si ebbe nel 1942, nota come la “Rivolta degli ombrelli”. Nel 1941 era salito al potere il giovane Norodom Sihanouk. Nel 1951, in risposta agli “Stati Associati” della neonata Unione Francese, i dirigenti vietnamiti costituirono i “contro-Stati rivoluzionari”, tra cui la Terra Khmer in Cambogia. In quell’anno Sihanouk diede vita alla sua Crociata Reale, con lo scopo di ottenere l’indipendenza. Questa fu proclamata il 9 novembre 1953. All’inizio degli anni Cinquanta iniziò a farsi conoscere Saloth Sàr (il futuro Pol Pot), il quale nel febbraio del 1963 divenne segretario del Partito della Kampuchea dei Lavoratori. Nel 1965 questo cambiò nome in Partito Comunista della Kampuchea (PCK), e si scagliò sia contro Sihanouk, sia contro l’allora Primo Ministro Lon Nol, e il suo governo filo-americano. Dimostrazioni scoppiarono in tutta la Cambogia. Sihanouk fu sfiduciato e decise di passare dalla parte dei khmer rossi, costituendo il Fronte Unito Nazionale della Kampuchea (FUNK) e il Governo reale di unità nazionale cambogiano (GRUNC). La capitale venne messa sotto assedio e Lon Nol fu costretto a dimettersi. Il 17 aprile 1975 le truppe di Pol Pot entrarono nella capitale e ne ordinarono l’immediato sgombero, durante il quale morirono circa ventimila persone. Ebbe inizio il più sanguinoso regime della storia, in meno di quattro anni morirono circa 2 milioni di persone. Fu costituito un nuovo governo, composto interamente da khmer rossi, e venne promulgata una nuova costituzione, di uno Stato che si sarebbe chiamato Kampuchea Democratica, con Pol Pot Primo Ministro. Questi mise in atto il suo piano di “costruire e difendere” il paese, introducendo un Piano Quadriennale con cui portare il socialismo in tutti i campi, e proteggere la Cambogia dai nemici interni ed esterni. Il piano non aveva basi solide, e gettò nell’inferno la popolazione, provocando loro un forte shock psicologico. Il simbolo del regime fu la prigione S-21, in cui morirono circa quattordicimila persone, tutte considerate spie dei vietnamiti.
In politica estera, si era creato uno schieramento che vedeva la Cambogia alleata alla Cina contro l’Urss e il Vietnam. Si arrivò a parlare del conflitto sino-vietnamita come di una “guerra per procura” tra Cina e URSS. Nonostante la Cina abbia spesso cercato di portare Vietnam e Cambogia al tavolo delle trattative, i due paesi non riuscirono mai a trovare un accordo. L’offensiva definitiva da parte dei vietnamiti si ebbe il giorno di Natale del 1978, in pochi giorni venne raggiunta la capitale cambogiana, tutti i dirigenti sparirono lasciando senza guida la popolazione. Si instaurò così un governo nominalmente cambogiano, ma la linea politica era in realtà decisa dai vietnamiti. A questa si contrappose una coalizione tripartita, guidata del movimento di Sihanouk, il FUNCINPEC. Dal 1981 prendono il via dieci difficili anni di negoziati per definire il futuro cambogiano. Nel 1991 sono siglati gli accordi di pace di Parigi, che creano l’UNTAC, organismo per coordinare l’operazione di pace ONU in Cambogia. Un compromesso post-elettorale portò al governo due primi ministri, Ranariddh e Hun Sen, che dichiarano fuori legge i khmer rossi. Pol Pot venne catturato e arrestato nel 1997. Un ultimo paragrafo è dedicato al processo ai khmer rossi, dilungatosi troppo nel tempo: Pol Pot e molti suoi sottoposti morirono in attesa di essere giudicati.
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