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Tesi etd-05232014-105430


Thesis type
Tesi di laurea specialistica LC5
Author
MANNA, ALESSANDRA
URN
etd-05232014-105430
Title
L'Azzeruolo, un fruttifero minore da rivalutare.
Struttura
FARMACIA
Corso di studi
FARMACIA
Commissione
relatore Flamini, Guido
Parole chiave
  • Crataegus azarolus
  • Azzeruolo
  • antichi frutti
  • biodiversità
  • polifenoli
Data inizio appello
11/06/2014;
Consultabilità
completa
Riassunto analitico
Partendo dalla considerazione che l’Azzeruolo (Crataegus azarolus), in qualità di fruttifero minore, rappresenti una valida alternativa per la salvaguardia della agro-biodiversità in campo alimentare, vengono fornite un’introduzione botanica della specie e i dati su usi, storia e conoscenze attuali in Italia e nel mondo per permettere un inquadramento introduttivo della pianta. <br>Per oggettivare le potenzialità alimentari e nutraceutiche del frutto sono esposti i risultati di vari studi sui contenuti minerali, vitaminici e polifenolici, con particolare attenzione alle attività antiossidanti e antibatteriche legate a questi ultimi, attraverso la presentazione dei metodi utilizzati (ABTS test, DPPH test, HPLC) al fine di dimostrare la riproducibilità di tali dati. <br> La presenza di polifenoli anche nei fiori e nelle foglie è confermata e dimostrata dai dati che riflettono le diverse concentrazioni per i singoli fenoli e le loro relazioni con l’attività antiossidante. <br>I fenoli maggiormente presenti risultati nei diversi studi esaminati sono procianidina B2 e iperoside in frutto e foglie, mentre nei fiori tra i flavonoidi i maggiori riscontrati risultano vitexina ramnoside e iperoside. <br>Infine, studi effettuati in vitro e in vivo, sulla tossicità e su alcuni effetti farmacologici dell’estratto acquoso dell’intera pianta della varietà Crataegus azarolus var. aronia sono stati riportati al fine di suggerire approfondimenti riguardo a un potenziale impiego in campo terapeutico.<br> I risultati presentati suggeriscono un potenziale uso nutraceutico-farmacologico della specie che potrebbe permettere anche una salvaguardia della biodiversità grazie ad una sua maggiore introduzione in coltivazione, anche in aree marginali.<br>
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