Thesis etd-05072007-203147 |
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Thesis type
Tesi di laurea specialistica
Author
Soldani, Maria Teresa
URN
etd-05072007-203147
Thesis title
La ricerca dell'identità nella metropoli contemporanea. New York in "Permanent Vacation", "Do the Right Thing" e "Lost Book Found"
Department
LETTERE E FILOSOFIA
Course of study
CINEMA TEATRO PRODUZIONE MULTIMEDIALE
Supervisors
Relatore Prof.ssa Lischi, Alessandra
Keywords
- identità
- Jem Cohen
- metropoli
- New York
- rappresentazione
- Spike Lee
- cinema americano
- Jim Jarmusch
Graduation session start date
28/05/2007
Availability
Withheld
Release date
28/05/2047
Summary
Il caso di New York, città-simbolo del mondo occidentale oltre che degli Stati Uniti, è particolare e degno d'interesse: il cinema americano nasce qui e la città cresce con il cinema, diventando quella che oggi tutti conoscono. L'occhio della cinepresa ha iniziato a 'vedere' tra le strade della città e ha iniziato a 'tagliare' seguendo i ritmi del traffico fino a sdoppiarsi in 'due' New York, quella reale e quella della finzione. La città è in "The Crowd", "Naked City", "Afterhours", "Midnight Cowboy", "On the Waterfront", "Manhattan", "A Chorus Line", "Serpico", "Taxi Driver", "The French Connection", "Empire", una lista pressoché infinita di pellicole. Ma la città non è soltanto un'affascinante immagine, è anche la sua Storia, e i registi non la dimenticano.
Alcuni autori della nuova generazione pur non essendo nativi, come Martin Scorsese o Woody Allen, sono diventati 'new yorker' per adozione e hanno saputo mettere in scena la versione più autentica della città, evitando l'immagine turistica ed esplorando i conflitti reali della sua storia reale: così si ritrovano il Lower East Side, Midtown, Brooklyn, il Queens e non solo Central Park, Broadway, il Metropolitan Museum o Grand Central Station, vale a dire quelle zone grigie ed ibride in cui le storie newyorchesi si raccontano 'da sole' attraverso individui e gruppi estranei a quelli costruiti dal cinema patinato, dalla pubblicità e dal video commerciale. Dalle strade della metropoli è possibile non solo analizzare le problematiche sociali e politiche urbane, ma altresì trasporle su un piano universale: identità, integrazione, individualismo, comunità; interrogativi sui valori della società americana e definizione in fieri del concetto stesso di 'americano'. Jim Jarmusch, Spike Lee e Jem Cohen rispettivamente in "Permanent Vacation" (1980), "Do the Right Thing" (1989) e "Lost Book Found" (1996) pongono l’attenzione su questi problemi, rivolgendosi non solo ai newyorchesi o agli americani, ma ad ogni cittadino del mondo.
Alcuni autori della nuova generazione pur non essendo nativi, come Martin Scorsese o Woody Allen, sono diventati 'new yorker' per adozione e hanno saputo mettere in scena la versione più autentica della città, evitando l'immagine turistica ed esplorando i conflitti reali della sua storia reale: così si ritrovano il Lower East Side, Midtown, Brooklyn, il Queens e non solo Central Park, Broadway, il Metropolitan Museum o Grand Central Station, vale a dire quelle zone grigie ed ibride in cui le storie newyorchesi si raccontano 'da sole' attraverso individui e gruppi estranei a quelli costruiti dal cinema patinato, dalla pubblicità e dal video commerciale. Dalle strade della metropoli è possibile non solo analizzare le problematiche sociali e politiche urbane, ma altresì trasporle su un piano universale: identità, integrazione, individualismo, comunità; interrogativi sui valori della società americana e definizione in fieri del concetto stesso di 'americano'. Jim Jarmusch, Spike Lee e Jem Cohen rispettivamente in "Permanent Vacation" (1980), "Do the Right Thing" (1989) e "Lost Book Found" (1996) pongono l’attenzione su questi problemi, rivolgendosi non solo ai newyorchesi o agli americani, ma ad ogni cittadino del mondo.
File
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The thesis is not available. |
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