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Tesi etd-02252019-225226


Thesis type
Tesi di specializzazione (2 anni)
Author
SONETTI, ALESSANDRO
URN
etd-02252019-225226
Title
La Citta di Colonia in via Ferdinanda. La collezione di Gerhard Michael Jabach a Livorno.
Struttura
CIVILTA' E FORME DEL SAPERE
Corso di studi
BENI STORICO ARTISTICI
Supervisors
relatore Prof.ssa Sicca, Cinzia Maria
Parole chiave
  • Livorno
  • Gerhard Jabach
  • collezione
Data inizio appello
18/03/2019;
Consultabilità
Secretata d'ufficio
Data di rilascio
18/03/2089
Riassunto analitico
Attraverso l'inedito caso-studio di Gerhard Jabach, la tesi dimostra che nella internazionale e ricca città di Livorno del XVIII secolo, florida di commerci e di scambi, germina un poco conosciuto mondo legato al collezionismo d'arte, generato da motivi esogeni, ma coltivato e curato in città. Opere di Tiziano, Michelangelo, Leonardo, Donatello ed altri importanti maestri del Rinascimento italiano, ma anche fiamminghi quali Rembrandt, Van Dyck, Brouwer o contemporanei come Watteau, compongono la grande collezione livornese di Jabach, che conta più di 120 dipinti, 1600 disegni e 1000 stampe, oltre ad una serie di oggetti d'arte quali tavoli intarsiati in lapislazzuli, meccanismi per l'osservazione degli astri, libri, animali esotici in liquer. La trascrizione completa delle due ritrovate copie del catalogo dell'asta che ebbe luogo ad Amsterdam, dopo la morte del collezionista, insieme alla corrispondenza epistolare da lui tenuta con Antonio Maria Zanetti, gli scambi con Nicola van Houbraken, con Marco Ricci ed altri, testimoniano quanto accesa fosse l'attenzione sul collezionismo d'arte anche a Livorno e vivo il commercio e lo scambio ad esso inerente. La città toscana, resa libera, ricca e cosmopolita dalle lungimiranti visioni dei granduchi de' Medici, rappresentò, unica nel Mediterraneo, un polo economico e finanziario di enorme attrazione per le Nazioni straniere, che vi si insediarono stabilmente, acquistando terreni, palazzi e condizionandone le espansioni urbanistiche. L'impressionante flusso di ricchezza che transitava per il porto labronico, gestito in special modo da Inglesi, Olandesi, Armeni e Levantini, non poteva non avere che interessanti conseguenze anche nel mondo del commercio d'Arte.
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