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Tesi etd-02012013-212302


Thesis type
Tesi di laurea magistrale
Author
PADOVANO, ANTONIO
URN
etd-02012013-212302
Title
MISURARE LA CORPORATE GOVERNANCE: RILIEVI TEORICI ED APPROFONDIMENTO EMPIRICO.
Struttura
ECONOMIA E MANAGEMENT
Corso di studi
FINANZA AZIENDALE E MERCATI FINANZIARI
Supervisors
relatore Prof.ssa Mariani, Giovanna
Parole chiave
  • governance
  • G-index
  • E- index
  • Gov- Score
  • family
  • non family
  • teorie sulla corporate governance
Data inizio appello
28/02/2013;
Consultabilità
Parziale
Data di rilascio
28/02/2053
Riassunto analitico
Il presente lavoro nasce dalla consapevolezza dell'attualità e dell'importanza del tema della corporate governance e si pone come obiettivo la costruzione e l'implementazione di un indicatore di "buona governance",che tenga conto delle caratteristiche e delle peculiarità delle imprese italiane.
In particolare, traendo ispirazione da altri indici proposti dalla letteratura economica di stampo anglosassone,si è cercato di enfatizzare gli aspetti che in seno alla governance favoriscono l'accesso di investitori esterni, soprattutto di tipo istituzionale.
La tesi è strutturata in cinque capitoli.
Nel primo capitolo,dopo un breve excursus sull'evoluzione storica del concetto di governance,vengono presentate sia la definizione "ristretta" che la definizione "allargata" di corporate governance, nonchè i due principali modelli di azionariato individuati dalla letteratura del settore: il modello outsider system (di stampo anglosassone) e il modello insider system (di origine teutonica).
Nel secondo capitolo,sempre di natura prettamente teorica,vengono descritte le caratteristiche dei modelli di amministrazione e controllo,che possono essere adottati dalle imprese italiane: il modello tradizionale,il modello monistico e il modello dualistico.
Infine,al fine di effettuare un confronto di carattere internazionale, vengono,in sintesi, evidenziati gli aspetti peculiari della struttura organizzativa della governance negli U.S.A,nel Regno Unito e in Germania.
Il terzo capitolo,al contrario,è dedicato alla presentazione e alla discussione delle varie teorie sulla corporate governance.
In particolare,vengono brevemente trattate: la Teoria dell'agenzia con riferimento ai contributi di Jensen e Meckling; la Transaction Cost Economics theory sviluppata da Williamson nel 1984; la Stewardship theory di Donaldson e David ed infine la Stakeholder theory di Freeman.
Nel quarto capitolo si entra nel vivo dell'argomento,in quanto vengono descritti gli indicatori di governance messi a punto negli anni e che hanno trovato e ancora trovano largo uso nella realtà, evidenziandone punti di forza e punti di debolezza, nonchè le problematiche connesse all'applicabilità al contesto nazionale.
Nello specifico, in primo luogo viene presentato il G-index, che ha rappresentato il punto di riferimento per la costruzione di successivi indicatori di governance più evoluti e che è stato ideato e realizzato nel 2003 da Gompers e Ishii.
Successivamente, vengono passati in rassegna ulteriori importanti indicatori di governance, quali l'E-index,ideato e costruito da Bebchuck, Cohen e Ferren;il Gov-Score di Lawrence D.Brown e da Marcus L.Caylor,nonchè il Corporate Governance Index, realizzato da un gruppo di studiosi italiani,quali Rossana Bubbico,Marco Giorgino e Barbara Monda del Management,Economic and Industrial Engineering del Politecnico di Milano.
Il quinto ed ultimo capitolo rappresenta il fulcro della trattazione in quanto in esso viene spiegata, passo per passo,la costruzione di un nuovo indice di governance,ideato dal gruppo di ricerca guidato dalla prof.ssa Mariani,e che tiene conto delle specificità del contesto italiano.
L'indicatore è stato testato su un campione di 141 società italiane,quotate sul
mercato principale della borsa di Milano e presenti in modo stabile dal 2005 al 2011.
La scelta di utilizzare tale orizzonte temporale è dovuta alla possibilità di disporre di tutti i documenti necessari per condurre l’analisi,con l'obiettivo di verificare le specificità assunte dalla corporate governance nelle imprese considerate, distinguendo nello specifico tra family e non family.
Sono state escluse le società finanziarie, quindi banche,compagnie assicurative e altri intermediari finanziari,avendo queste strutture proprietarie peculiari,struttura dei bilanci ad hoc, nonché differenti parametri sulla base dei quali vengono misurate le performance.
Infine, nella parte conclusiva del capitolo, vengono discussi i risultati dell'analisi,sia guardando al campione complessivo,sia guardando singolarmente ai due macrogruppi(imprese family, imprese non family),e si cerca di individuare, attingendo anche alla letteratura,delle possibili spiegazioni a sostegno di quanto ottenuto.
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