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Tesi etd-01152018-010734


Thesis type
Tesi di laurea magistrale
Author
RAMACCIOTTI, ELENA
URN
etd-01152018-010734
Title
Favole postmoderne Italo Calvino, Giorgio Manganelli, Luigi Malerba
Struttura
FILOLOGIA, LETTERATURA E LINGUISTICA
Corso di studi
LINGUA E LETTERATURA ITALIANA
Supervisors
relatore Prof. Donnarumma, Raffaele
correlatore Prof.ssa Guidotti, Angela
Parole chiave
  • favole
  • fiabe
  • postmoderno
Data inizio appello
05/02/2018;
Consultabilità
Completa
Riassunto analitico
Questa tesi si propone di analizzare le finalità del recupero, nell’ambito della letteratura del Novecento, di due generi antichi: la favola e la fiaba.
Dopo un breve excursus storico dei due generi, il quale si propone di fissare le tappe più importanti del loro sviluppo e gli elementi di recupero, manipolazione e innovazione, si passa al secondo capitolo in cui, partendo dai concetti di “meraviglioso”, “fantastico”, “soprannaturale” e “strano” e dagli studi di Todorov, Ceserani e Orlando, si propone di fare chiarezza sulla materia di interesse di questo lavoro, ovvero il magico, elemento costitutivo di questi racconti fin dalla loro origine. La magia, in molti casi, assume una valenza pedagogica, dal momento che la fiaba, secondo Bettelheim, ha una funzione fondamentale nella formazione umana e psichica del bambino, realizzata nelle opere di Tolkien e Rodari. Nel terzo capitolo si analizza la fortuna di una favola che, a partire dal Seicento, ha attraversato ogni secolo per arrivare fino a noi: L’amore delle tre melarance. Essa è un esempio che mostra la longevità di alcuni temi e motivi, ai quali, ogni epoca storica ha attribuito dei significati propri e inediti. Basile, nel Cunto de li cunti, ha proposto questo racconto che poi è diventato oggetto della prima fiaba teatrale di Gozzi nel Settecento, una fiaba dei fratelli Grimm nell’Ottocento e una di Calvino nel Novecento, per arrivare al travestimento teatrale di Sanguineti nel 2001.
Infine, nel quarto capitolo l’attenzione è focalizzata sulle favole e le fiabe di tre autori novecenteschi: Italo Calvino, Giorgio Manganelli e Luigi Malerba, i quali si sono accostati a questi generi con obiettivi differenti. Si conclude collegando i tre autori alla letteratura postmoderna; essi sono accomunati da un deciso rifiuto del romanzo, da una distanza più o meno ampia dalla realtà, che appare labirintica e incomprensibile, da un approccio al linguaggio che ammette diversi livelli di sperimentalismo e da un comune passato che li vede coinvolti, in diverso modo, nell’esperienza della neoavanguardia e del Gruppo 63: essere postmoderni, per questi autori, significa superare l’avanguardia traendo da essa alcuni principi fondamentali per inventare o reinventare il proprio stile. In questo senso il recupero della favola e della fiaba offre una alternativa al romanzo, permette di guardare la realtà con un certo distacco e di giocare con le funzioni tanto note quanto tipizzate per caricarle, di volta in volta, di significati nuovi.
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