Tesi etd-11072025-095258 |
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Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale LM6
Autore
FERRUCCI, FLORA
URN
etd-11072025-095258
Titolo
Choroidal Vascularity Index nella malattia di Behçet: analisi tra gruppi con e senza interessamento oculare
Dipartimento
RICERCA TRASLAZIONALE E DELLE NUOVE TECNOLOGIE IN MEDICINA E CHIRURGIA
Corso di studi
MEDICINA E CHIRURGIA
Relatori
relatore Prof. Figus, Michele
correlatore Dott.ssa Maglionico, Maria Novella
correlatore Dott.ssa Maglionico, Maria Novella
Parole chiave
- Choroidal Vascularity Index (CVI)
- coinvolgimento oculare
- coroide
- ImageJ.
- imaging non invasivo
- Malattia di Behçet
- OCT-EDI
- perfusione coroideale
- spessore coroideale (CT)
- studio caso-controllo
Data inizio appello
02/12/2025
Consultabilità
Completa
Riassunto
La malattia di Behçet (BD) è una vasculite sistemica in grado di determinare un coinvolgimento oculare eterogeneo, con possibili ripercussioni sulla microarchitettura e sulla perfusione della coroide. In questo contesto, il Choroidal Vascularity Index (CVI), calcolato su immagini ottenute con tomografia a coerenza ottica in modalità Enhanced Depth Imaging (OCT-EDI), è stato proposto come biomarcatore quantitativo più stabile e informativo rispetto al tradizionale spessore coroideale (Choroidal Thickness, CT), poiché riflette direttamente il rapporto tra componente luminale e stromale della coroide.
Abbiamo condotto uno studio osservazionale caso-controllo presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana (AOUP), in collaborazione tra la U.O. di Oculistica Universitaria e la U.O. di Reumatologia, nel periodo febbraio 2023–ottobre 2025, con l’obiettivo primario di quantificare il CVI in tre coorti clinicamente distinte — pazienti con BD e coinvolgimento oculare, pazienti con BD senza lesioni oculari e controlli sani — e di confrontarne le differenze; obiettivi secondari hanno incluso il confronto dei valori di CT e la valutazione della coerenza tra CVI e CT nel discriminare lo stato di malattia oculare. La diagnosi di BD è stata definita secondo i criteri ITR-ICBD, mentre i controlli sono stati selezionati tra soggetti in buono stato di salute sottoposti a valutazione oculistica di routine. I criteri di esclusione hanno compreso uveite attiva, neuropatie ottiche non attribuibili alla BD, cicatrici corioretiniche maculari, altre patologie retino-coroideali non correlate alla BD, storia di trauma orbitario/oculare, chirurgia oculare nei cinque anni precedenti o chirurgia refrattiva, errore refrattivo (equivalente sferico o astigmatismo) pari o superiore a 3 diottrie, comorbilità ematologiche o condizioni di immunodepressione, altre malattie sistemiche in trattamento non correlate alla BD, nonché abitudine al fumo o abuso di alcol/droghe. Tutti i partecipanti sono stati sottoposti a visita oculistica completa comprensiva di misura della migliore acuità visiva corretta (BCVA), biomicroscopia del segmento anteriore, tonometria per la misurazione della pressione intraoculare ed esame del fundus oculi; successivamente è stata eseguita un’acquisizione SD-OCT in modalità EDI finalizzata alla valutazione della coroide. Le immagini sono state processate con ImageJ (versione 1.54d) mediante un workflow standardizzato di binarizzazione e segmentazione volto a isolare le componenti vascolari e stromali, da cui sono stati derivati TCA, LA, SA e il valore di CVI per ciascun occhio. Complessivamente sono stati analizzati 68 occhi: 28 appartenenti a pazienti con BD e coinvolgimento oculare, 23 a pazienti con BD senza coinvolgimento oculare e 17 a controlli sani.
Dall’analisi statistica è emerso che il CVI risulta più basso nei pazienti con BD e coinvolgimento oculare rispetto ai controlli sani (0,66 ± 0,09 vs 0,75 ± 0,05; p<0,001; confronto post-hoc p=0,009), mentre il gruppo con BD senza coinvolgimento oculare mostra valori intermedi (0,69 ± 0,12). Nel complesso si delinea quindi un gradiente di riduzione del CVI dal gruppo dei controlli, al gruppo BD senza coinvolgimento oculare, fino al gruppo BD con coinvolgimento oculare. Nei pazienti con coinvolgimento oculare si osserva inoltre una riduzione di TCA (0,47 ± 0,25 vs 0,66 ± 0,22; p=0,024) e dell’area luminale LA (0,32 ± 0,18 vs 0,49 ± 0,14; p=0,006) rispetto ai controlli, mentre l’area stromale SA non differisce in modo significativo tra i gruppi (p=0,618), suggerendo una perdita selettiva della componente vascolare più che dello stroma.
Per quanto riguarda il CT, i confronti hanno evidenziato uno spessore coroideale ridotto nei pazienti con BD e coinvolgimento oculare rispetto ai controlli in tutte le sedi maculari analizzate (ad esempio CT subfoveale 221,7 ± 81,1 µm vs 320,2 ± 79,8 µm; p<0,001), con valori intermedi nel gruppo BD senza coinvolgimento oculare e differenze meno marcate tra i due sottogruppi di BD. Questo indica che lo spessore coroideale, pur capace di cogliere alterazioni macroscopiche legate alla malattia, risulta meno sensibile del CVI nel discriminare sfumature fenotipiche entro lo spettro della BD, soprattutto tra pazienti con malattia sistemica con e senza manifestazioni oculari. In altre parole, mentre il CT riflette una misura globale potenzialmente influenzata da variabili sistemiche e circadiane, il CVI sembra catturare più fedelmente le modificazioni microvascolari e la quota effettiva di tessuto vascolare funzionale rispetto allo stroma, offrendo una maggiore capacità discriminativa tra stati di coinvolgimento oculare differenti.
L’insieme di questi risultati rafforza il razionale fisiopatologico per cui, nella BD, la componente infiammatoria, attiva o pregressa, possa tradursi in un’alterazione selettiva della perfusione coroideale e del rapporto tra lume vascolare e stroma, non necessariamente accompagnata da cambiamenti marcati dello spessore complessivo. Questo rende il CVI un candidato marcatore più robusto del CT per indagare le alterazioni coroideali nella BD, soprattutto quando si desideri distinguere tra pazienti con malattia sistemica ma senza un’evidenza oftalmologica e pazienti con manifestazioni oculari ben definite. Dal punto di vista clinico-applicativo, l’impiego di OCT-EDI per la stima del CVI è non invasivo, rapidamente implementabile in ambulatorio e ripetibile nel tempo, caratteristiche che ne favoriscono l’integrazione nei percorsi di follow-up. L’adozione del CVI potrebbe migliorare l’individuazione precoce del coinvolgimento coroideale, supportare la stratificazione del rischio e contribuire al monitoraggio della risposta terapeutica, soprattutto nei casi con quadri clinici sfumati o attività infiammatoria subclinica. In futuro, studi prospettici e longitudinali, con campioni numericamente più ampi e analisi multivariate dedicate, potranno definire soglie operative e interpretative del CVI, esplorarne la relazione dinamica con le riacutizzazioni infiammatorie e i biomarcatori sistemici, e chiarirne il valore prognostico rispetto agli esiti funzionali visivi. Nel complesso, i nostri dati su 68 occhi, 28 BD con coinvolgimento oculare, 23 BD senza coinvolgimento oculare e 17 controlli sani, suggeriscono che il CVI, più del CT, rappresenti un indicatore sensibile e clinicamente utile delle alterazioni coroideali associate alla BD, con potenziale impatto sulle decisioni diagnostiche e terapeutiche nella pratica quotidiana.
Abbiamo condotto uno studio osservazionale caso-controllo presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana (AOUP), in collaborazione tra la U.O. di Oculistica Universitaria e la U.O. di Reumatologia, nel periodo febbraio 2023–ottobre 2025, con l’obiettivo primario di quantificare il CVI in tre coorti clinicamente distinte — pazienti con BD e coinvolgimento oculare, pazienti con BD senza lesioni oculari e controlli sani — e di confrontarne le differenze; obiettivi secondari hanno incluso il confronto dei valori di CT e la valutazione della coerenza tra CVI e CT nel discriminare lo stato di malattia oculare. La diagnosi di BD è stata definita secondo i criteri ITR-ICBD, mentre i controlli sono stati selezionati tra soggetti in buono stato di salute sottoposti a valutazione oculistica di routine. I criteri di esclusione hanno compreso uveite attiva, neuropatie ottiche non attribuibili alla BD, cicatrici corioretiniche maculari, altre patologie retino-coroideali non correlate alla BD, storia di trauma orbitario/oculare, chirurgia oculare nei cinque anni precedenti o chirurgia refrattiva, errore refrattivo (equivalente sferico o astigmatismo) pari o superiore a 3 diottrie, comorbilità ematologiche o condizioni di immunodepressione, altre malattie sistemiche in trattamento non correlate alla BD, nonché abitudine al fumo o abuso di alcol/droghe. Tutti i partecipanti sono stati sottoposti a visita oculistica completa comprensiva di misura della migliore acuità visiva corretta (BCVA), biomicroscopia del segmento anteriore, tonometria per la misurazione della pressione intraoculare ed esame del fundus oculi; successivamente è stata eseguita un’acquisizione SD-OCT in modalità EDI finalizzata alla valutazione della coroide. Le immagini sono state processate con ImageJ (versione 1.54d) mediante un workflow standardizzato di binarizzazione e segmentazione volto a isolare le componenti vascolari e stromali, da cui sono stati derivati TCA, LA, SA e il valore di CVI per ciascun occhio. Complessivamente sono stati analizzati 68 occhi: 28 appartenenti a pazienti con BD e coinvolgimento oculare, 23 a pazienti con BD senza coinvolgimento oculare e 17 a controlli sani.
Dall’analisi statistica è emerso che il CVI risulta più basso nei pazienti con BD e coinvolgimento oculare rispetto ai controlli sani (0,66 ± 0,09 vs 0,75 ± 0,05; p<0,001; confronto post-hoc p=0,009), mentre il gruppo con BD senza coinvolgimento oculare mostra valori intermedi (0,69 ± 0,12). Nel complesso si delinea quindi un gradiente di riduzione del CVI dal gruppo dei controlli, al gruppo BD senza coinvolgimento oculare, fino al gruppo BD con coinvolgimento oculare. Nei pazienti con coinvolgimento oculare si osserva inoltre una riduzione di TCA (0,47 ± 0,25 vs 0,66 ± 0,22; p=0,024) e dell’area luminale LA (0,32 ± 0,18 vs 0,49 ± 0,14; p=0,006) rispetto ai controlli, mentre l’area stromale SA non differisce in modo significativo tra i gruppi (p=0,618), suggerendo una perdita selettiva della componente vascolare più che dello stroma.
Per quanto riguarda il CT, i confronti hanno evidenziato uno spessore coroideale ridotto nei pazienti con BD e coinvolgimento oculare rispetto ai controlli in tutte le sedi maculari analizzate (ad esempio CT subfoveale 221,7 ± 81,1 µm vs 320,2 ± 79,8 µm; p<0,001), con valori intermedi nel gruppo BD senza coinvolgimento oculare e differenze meno marcate tra i due sottogruppi di BD. Questo indica che lo spessore coroideale, pur capace di cogliere alterazioni macroscopiche legate alla malattia, risulta meno sensibile del CVI nel discriminare sfumature fenotipiche entro lo spettro della BD, soprattutto tra pazienti con malattia sistemica con e senza manifestazioni oculari. In altre parole, mentre il CT riflette una misura globale potenzialmente influenzata da variabili sistemiche e circadiane, il CVI sembra catturare più fedelmente le modificazioni microvascolari e la quota effettiva di tessuto vascolare funzionale rispetto allo stroma, offrendo una maggiore capacità discriminativa tra stati di coinvolgimento oculare differenti.
L’insieme di questi risultati rafforza il razionale fisiopatologico per cui, nella BD, la componente infiammatoria, attiva o pregressa, possa tradursi in un’alterazione selettiva della perfusione coroideale e del rapporto tra lume vascolare e stroma, non necessariamente accompagnata da cambiamenti marcati dello spessore complessivo. Questo rende il CVI un candidato marcatore più robusto del CT per indagare le alterazioni coroideali nella BD, soprattutto quando si desideri distinguere tra pazienti con malattia sistemica ma senza un’evidenza oftalmologica e pazienti con manifestazioni oculari ben definite. Dal punto di vista clinico-applicativo, l’impiego di OCT-EDI per la stima del CVI è non invasivo, rapidamente implementabile in ambulatorio e ripetibile nel tempo, caratteristiche che ne favoriscono l’integrazione nei percorsi di follow-up. L’adozione del CVI potrebbe migliorare l’individuazione precoce del coinvolgimento coroideale, supportare la stratificazione del rischio e contribuire al monitoraggio della risposta terapeutica, soprattutto nei casi con quadri clinici sfumati o attività infiammatoria subclinica. In futuro, studi prospettici e longitudinali, con campioni numericamente più ampi e analisi multivariate dedicate, potranno definire soglie operative e interpretative del CVI, esplorarne la relazione dinamica con le riacutizzazioni infiammatorie e i biomarcatori sistemici, e chiarirne il valore prognostico rispetto agli esiti funzionali visivi. Nel complesso, i nostri dati su 68 occhi, 28 BD con coinvolgimento oculare, 23 BD senza coinvolgimento oculare e 17 controlli sani, suggeriscono che il CVI, più del CT, rappresenti un indicatore sensibile e clinicamente utile delle alterazioni coroideali associate alla BD, con potenziale impatto sulle decisioni diagnostiche e terapeutiche nella pratica quotidiana.
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