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Archivio digitale delle tesi discusse presso l’Università di Pisa

Tesi etd-10102017-110654


Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale
Autore
POGGETTI, BENEDETTA
URN
etd-10102017-110654
Titolo
ZUFFA DE'CENTAURI, LE CENTAUROMACHIE NELL'ARTE RINASCIMENTALE A FIRENZE
Dipartimento
CIVILTA' E FORME DEL SAPERE
Corso di studi
STORIA E FORME DELLE ARTI VISIVE, DELLO SPETTACOLO E DEI NUOVI MEDIA
Relatori
relatore Prof. Farinella, Vincenzo
Parole chiave
  • centauromachia
  • rinascimento
Data inizio appello
06/11/2017
Consultabilità
Completa
Riassunto
La zuffa dei centauri
Centauromachie nell'arte rinascimentale fiorentina
Il mio lavoro si propone di indagare lo sviluppo iconografico del tema della centauromachia: dalle
origini della cultura greca, passando attraverso la ripresa in epoca romana e per arrivare alla ripresa
del tema pagano in epoca rinascimentale, in particolare nel caso di Firenze.
Il centauro è una figura mitologica molto antica, si presenta come un uomo nella parte superiore ed
un cavallo a partire dal pube, avendo le caratteristiche di entrambe le specie viene quasi sempre
collegato alla bestialità, agli eccessi ed ai vizi presenti nell'uomo.
La centauromachia nasce nel mito greco: la battaglia tra Centauri e Lapiti si svolge al banchetto
nuziale di Ippodamia e Piritoo; durante questi festeggiamenti un centauro, Eurito, per il troppo vino
e per gli istinti che non riesce a frenare, rapisce e cerca di violentare la sposa Ippodamia. I centauri
seguono l'esempio del loro capo e rapiscono donne e bambini mentre i Lapiti cercano di difendere il
loro popolo. A capo dei Lapiti si trova Teseo, altro importante eroe greco e amico dello sposo
Piritoo; tra le fila degli uomini si trova anche Eracle, altro eroe caro alla mitologia classica,
indispensabile per sconfiggere il popolo bestiale.
Partendo dalla fonte principale che descrive la centauromachia, Ovidio Metamorfosi libro XII, mi
sono proposta di indagare le molteplici opere d'arte che, dall'arte antica al Rinascimento, hanno
messo in scena questo antico mito.
In primo luogo mi sono occupata di cercare l'iconografia iniziale del mito, nata in grecia. I primi
casi in cui viene dipinta la leggendaria battaglia sono i vasi dipinti, molto comuni nell'arte greca
antica; nella tesi lo sviluppo del tema viene analizzato parallelamente allo sviluppo della pittura
vascolare. I maggiori esempi di Centauromachia tuttavia si possono trovare in architettura e scultra:
ad Atene nel tempio dedicato ad Atena Parthenos, a Olimpia nel santuario dedicato ad Zeus, nel
Theseion di Atene, ed infine nel tempio di Apollo Epicuro a Bassae.
Confrontando le decorazioni scultoree di questi edifici sacri si può capire quanto fosse importante la
mitologia per la cultura greca, usata spesso come metafora della storia e della vita. La
centauromachia diventa nella maggior parte dei casi il modello attraverso il quale dimostrare che la
cultura e la civiltà greca, vincono sulla barbarie dei popoli stranieri e bestiali.
Il popolo greco con i suoi molteplici scambi culturali influenza anche la civiltà romana che copia i
modelli classici riutilizzando modelli e forme care alla tradizione iconografica. I romani
rappresentarono la centauromachia principalmente nei sarcofagi, si consideri alcuni esempi come
quelli provenienti da Volterra, Ostia, da Villa Caprarica, di Spinea e di Palazzo Salviati. Tutti gli
esempi romani rielaborano il tema della lotta, tralasciando il significato morale che in grecia viene
attribuito ai centauri, bestie violente e istintuali, ed ai vincitori, portatori di civiltà e logos.
L'analisi continua attraverso il medioevo in cui l'arte cristiana oscura la rappresentazione di temi
pagani come quello della centauromachia. Il centauro diventa sinonimo del peccato: l'uomo,
incapace di superare le tentazioni offerte dalla carne, retrocede ad animale; in molte decorazioni
romaniche il centauro è rappresentato come cacciatore di un cervo, o altri animali deboli come il
cervo o la colomba, simboli dell'anima del fedele che cerca l'amore di Cristo.
La piena ripresa del tema della centauromachia è visibile nel Rinascimento. La cultura
rinascimentale attinge a piene mani alla tradizione classica, recuperando modelli artistici e
riproponendo la conoscenza dei testi antichi, operando traduzioni dal latino e dal greco. L'ambiente
fiorentino del XV secolo, con la presenza della famiglia Medici, accresce il desiderio di conoscenza
dell'antico nella popolazione e negli artisti contemporanei.
Dopo aver fatto un'escursus dall'arte greca al rinascimento, ho cercato di confrontare l'influenza
dell'antico su alcuni artisti attivi nel corso del XV secolo a Firenze, intorno alla committenza di
Lorenzo il Magnifico e a quella di Lorenzo di Pier Francesco (ramo cadetto) de' Medici. Gli artisti
che sono stati analizzati sono: Bertoldo di Giovanni, nel ruolo di esperto di antichità e maestro del
Buonarroti, Michelangelo viene analizzato all'interno della complessa trama di influenze che si
riconoscono nella sua opera come la maniera di Piero di Cosimo, a mio avviso fondamentale per la
creazione della zuffa michelangiolesca. In una sorta di contrapposizione si inserisce la figura di
Botticelli che, per un incerto committente (per alcuni il Magnifico e per altri il Popolano) realizza
dipinti a carattere mitologico moraleggiante come la Pallade ed il Centauro degli Uffizi.
La mia ricerca cerca di analizzare, dopo lo sviluppo iconografico del tema nel corso dei secoli, le
modifiche che sono state apportate dagli artisti rinascimentali che riscoprono il mito ed il suo
significato, integrandolo con le componenti sociali e culturali del loro tempo.
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