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Archivio digitale delle tesi discusse presso l’Università di Pisa

Tesi etd-09262012-094031


Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale
Autore
PAOLINI, MARCO
URN
etd-09262012-094031
Titolo
Indagine geologico - ambientale e analisi di rischio a seguito di uno sversamento di idrocarburi nella Piana di Lucca.
Dipartimento
SCIENZA DELLA TERRA
Corso di studi
SCIENZE E TECNOLOGIE GEOLOGICHE
Relatori
relatore Prof. Puccinelli, Alberto
correlatore Prof. Giannecchini, Roberto
correlatore Prof. Marchetti, Daria
relatore Dott. D'Amato Avanzi, Giacomo Alfredo
Parole chiave
  • Nessuna parola chiave trovata
Data inizio appello
12/10/2012
Consultabilità
Non consultabile
Data di rilascio
12/10/2052
Riassunto
Il lavoro di tesi ha visto come punto focale l’analisi e la trattazione delle metodologie di bonifica dei terreni e delle acque inquinate da idrocarburi, la realizzazione di alcuni sondaggi e l’elaborazione dei dati con alcuni software specifici tipo Surfer e Giuditta per definire la reale entità del danno causato da uno sversamento di idrocarburi in un deposito nella zona di Nave (Lu).
In data 19 gennaio 2010, a seguito del malfunzionamento di una valvola di tenuta di un serbatoio cilindrico ad asse verticale si è verificato uno sversamento di gasolio.
Il gasolio fuoriusciva dal bacino di contenimento del serbatoio attraverso la condotta di allontanamento delle acque pluviali, finendo in una canaletta di drenaggio artificiale delle acque pluviali adiacente al muro di cinta del deposito.
Tra il 20 ed il 22 gennaio sono stati complessivamente prelevati 9560 kg di terreni contaminati da idrocarburi, nonché 540 kg di materiali assorbenti inizialmente impiegati per assorbire parte del materiale inquinante presente.
Per determinare l’origine della contaminazione, è stato realizzato uno scavo esplorativo all’interno del perimetro del deposito, fino alla profondità di circa 2 metri da piano campagna. Lo scavo ha permesso di verificare la presenza di prodotti petroliferi (in particolare di gasolio) in galleggiamento sulle acque sotterranee.
Allo scopo di impedire la diffusione della contaminazione al di fuori del sito, è stata realizzata una barriera idraulica mediante messa in opera di un sistema di drenaggio e recupero delle acque sotterranee contaminate, costituito da un pozzo di diametro 300 mm, attrezzato con elettropompa sommersa. Le acque emunte sono state convogliate in un serbatoio e raccolte per lo smaltimento, dopo gli opportuni trattamenti.
E’ stata effettuata una messa a giorno delle tubazioni di convogliamento dei prodotti petroliferi per consentirne l’ispezione visiva, che ha permesso di individuare una falla in corrispondenza di una saldatura in una tubazione in acciaio inox, a circa 40 cm dal muro esterno della sala pompe; questo ha determinato la perdita e lo sversamento del gasolio che, attraversando lo strato insaturo del sottosuolo, si è depositato sulla superficie freatica.
Per individuare l’estensione e le modalità di diffusione dell’inquinante è stata consultata la letteratura specifica e sono state esaminate le carte geologiche e idrogeologiche esistenti. E’ stata quindi ricostruita la geologia del sottosuolo tramite i sondaggi esistenti e quelli svolti nell’ambito dello studio, comprendenti 18 perforazioni: 4 alla profondità di 12 m da piano campagna, corredati di piezometro; 6 sondaggi in posizione inclinata di circa 35°, orientati in modo da raggiungere la profondità di 4 m in corrispondenza della verticale dell’asse dei serbatoi.
I restanti sondaggi verticali, anch’essi con profondità di 4 m, sono stati realizzati in prossimità dell’area di carico degli automezzi, del distributore di carburanti e dell’area di manutenzione degli autoveicoli.
Oltre ai sondaggi sono state realizzate 3 trincee di 0,90 m di larghezza, 2,30 m di lunghezza e 3,60 m di profondità, poste in zone ritenuti importanti per verificare l’eventuale diffusione dell’inquinante.
In seguito alla realizzazione dei sondaggi sono stati campionati i terreni e le acque, mandati ad analizzare in un laboratorio chimico con sede a Livorno. Dai dati evidenziati dalle analisi chimiche è emerso che l’area più inquinata era quella sita nelle immediate vicinanze della sala pompe.
Infine è stata ricostruita la superficie piezometrica sulla base dei dati esistenti e delle misurazioni effettuate durante lo svolgimento della tesi.
Una volta in possesso di questi dati si è provveduto a realizzare una modellizzazione con il software Surfer, un programma di interpolazione di punti in grado di ricreare l’andamento della falda sotterranea. Inseriti all’interno del programma i dati relativi alle concentrazioni di inquinanti, è possibile avere un’idea dell’area interessata dall’inquinamento. I risultati hanno messo in evidenza che per quanto riguarda gli idrocarburi leggeri (LNAPLs) la concentrazione massima è stagliata tra – 2 e – 3 m da piano campagna, con un progressivo calo di concentrazione alla quota di – 4 m da piano campagna.
Per gli idrocarburi pesanti (DNAPLs), invece, la concentrazione maggiore si riscontra alla quota di – 1 e – 2 m da piano campagna, con un drastico calo di concentrazione alla quota di – 3 m da piano campagna.
Ciò è dovuto al fatto che gli DNAPLs sono molto più viscosi degli LNAPLs e nel terreno si muovono con molta difficoltà.
Il passo successivo alla modellizzazione attraverso Surfer è stata la realizzazione dell’analisi di rischio sito – specifica attraverso l’uso del Software Giuditta creato dalla Provincia di Milano con lo scopo di ottenere una metodologia informatizzata decisionale per l'applicazione di procedure di analisi di rischio a siti oggetto di contaminazione.
In un primo momento sono stati inseriti nel software i dati relativi alle profondità dei sondaggi ed alle concentrazioni di inquinante che sono emerse dalle analisi chimiche. Successivamente sono stati inseriti i dati riguardanti le contaminazioni che eccedono le CSC (Concentrazioni Soglia di Contaminazione), quelli relativi all’esposizione umana, ai terreni, all’acquifero ed i parametri ambientali.
Il passo successivo ha visto l’inserimento dei dati relativi al rischio della falda, dei lavoratori ed il calcolo dei valori delle CSR (Concentrazioni Soglia di Rischio).
Dall’Analisi di Rischio effettuata con il software Giuditta è emersa l’esistenza di un rischio sanitario per i lavoratori, legato alle elevate concentrazioni presenti sia nei campioni superficiali (0,2 m dal piano campagna) che in quelli profondi (da 0,2 metri a – 3 metri dal piano campagna), e di conseguenza ai vapori che potrebbero essere inalati dagli operatori.
Per quanto riguarda la falda profonda non è stato rilevato alcun rischio, come evidenziato sia dalle analisi chimiche che dallo studio idrogeologico.
In conclusione l’Analisi di Rischio ha indicato l’esistenza di rischi per la salute umana, in quanto le concentrazioni dei contaminanti riscontrate sono risultate superiori alle CSR (Concentrazione Soglia di Rischio), per cui il sito, ai sensi del D. Lgs. n° 152/2006 “Norme in materia ambientale” dovrà essere sottoposto ad attività di bonifica, la cui tipologia ed estensione sarà definita da successive indagini.
Lo scopo della bonifica sarà quello di riportare i valori delle CSR sotto i limiti consentiti dalla legge ed eliminare così ogni rischio per l’ambiente e la salute umana.
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