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Archivio digitale delle tesi discusse presso l’Università di Pisa

Tesi etd-08312016-223831


Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale LM6
Autore
TONELLI, SILVIA
URN
etd-08312016-223831
Titolo
"L'importanza dell'analisi bioimpedenziometrica nei pazienti con Sindrome dell'Intestino Irritabile trattati con una dieta a basso contenuto di FODMAP: studio pilota"
Dipartimento
RICERCA TRASLAZIONALE E DELLE NUOVE TECNOLOGIE IN MEDICINA E CHIRURGIA
Corso di studi
MEDICINA E CHIRURGIA
Relatori
relatore Prof. Marchi, Santino
relatore Dott. Bellini, Massimo
relatore Dott.ssa Rossi, Alessandra
Parole chiave
  • BIVA
  • FODMAPs
  • IBS
Data inizio appello
20/09/2016
Consultabilità
Completa
Riassunto
La sindrome dell’intestino irritabile (irritable bowel syndrome: IBS) rappresenta la più frequente patologia funzionale gastroenterica. Le manifestazioni cliniche tipiche sono caratterizzate dalla presenza di dolore addominale ricorrente e dall’alterazione delle abitudini intestinali, spesso accompagnate da distensione addominale e meteorismo. Molte sono le ipotesi eziopatogenetiche, anche se, al momento, nessuna di esse sembra poter spiegare da sola la comparsa e lo sviluppo delle manifestazioni cliniche tipiche della sindrome. Attualmente, l’associazione tra ingestione di alimenti e induzione dei sintomi è uno degli aspetti maggiormente studiati. Negli ultimi dieci anni, si è assistito a una svolta nella gestione clinica dell’IBS, grazie alla scoperta del ruolo dei FODMAPs (“Fermentable Oligosaccharides, Disaccharides, Monosaccharides And Polyols”), che sono piccole molecole contenenti carboidrati a catena corta e polioli fermentabili. Essi rappresentano un’ampia classe di alimenti poco digeribili, che contribuiscono direttamente allo sviluppo dei più comuni sintomi gastrointestinali nei soggetti con IBS. Oggi l’approccio nutrizionale più utilizzato in questi pazienti è la dieta a basso contenuto di FODMAP o Low Fodmap Diet (LFD), che si avvale di una “fase di eliminazione” degli alimenti ricchi di FODMAPs e di una “fase di reintroduzione” graduale degli alimenti precedentemente esclusi. Le implicazioni dal punto di vista nutrizionale della LFD, attualmente, non sono chiare: una dieta troppo prolungata potrebbe indurre l'insorgenza di stipsi, provocare un calo ponderale significativo o squilibri nutrizionali.
Scopo del presente studio è stato quello di valutare, in un gruppo di pazienti con IBS, i possibili effetti della LFD e del successivo reinserimento degli alimenti sulla composizione corporea e sullo stato nutrizionale, mediante l’utilizzo della tecnica di analisi BIVA (Bioelectrical Impedance Vector Analysis), sulla sintomatologia addominale, sulla componente ansioso-depressiva, sulla qualità del sonno e sulla qualità di vita.
Lo studio ha preso in esame 26 pazienti con IBS (diagnosi posta sulla base dei criteri di Roma III), che sono stati invitati a seguire una LFD per 8 settimane. I pazienti sono stati valutati immediatamente prima di iniziare la LFD, al termine delle 8 settimane di dieta e al termine del periodo di reinserimento dei FODMAPs (in genere un periodo compreso tra 40 e 70 giorni). Sono stati eseguiti esami ematochimici per valutare lo stato nutrizionale. Inoltre, a T0, a T1 e alla fine del periodo di reintroduzione dei FODMAPs (T2) è stata eseguita anche l’analisi BIVA per valutare la composizione corporea, sono stati registrati anche i dati antropometrici e somministrati il questionario IBS-Symptom Severity Score (IBS-SSS) per la valutazione della gravità della sintomatologia da IBS, un questionario sulle abitudini intestinali, la scala di Bristol per la valutazione della consistenza fecale, il questionario SF36 per la valutazione della qualità di vita, l’Hospital Anxiety and Depression Scale (HADS) per l’ansia e la depressione e il Pittsburgh Sleep Quality Index (PSQI) per la valutazione della qualità del sonno. I pazienti sono stati monitorati periodicamente da un’esperta nutrizionista per verificare l’adesione alla LFD.
I valori dei test ematochimici non sono risultati al di fuori della normalità per nessuno dei parametri esaminati sia a T0 che a T1, anche se una riduzione lieve, ma significativa è stata osservata a T1 per i livelli sierici di trigliceridi, colesterolo e albumina. Non è emersa alcuna differenza statisticamente significativa, tra T0, T1 e T2 per quanto riguarda i dati antropometrici e i parametri analizzati con la BIVA. È stato evidenziato un miglioramento significativo dei risultati dell’IBS-SSS a T1, che si è mantenuto anche a T2. Il questionario sulle abitudini intestinali ha mostrato un miglioramento di tutti i parametri, che è risultato significativo a T1, per quanto riguarda feci molli, defecazione frammentata, urgenza defecatoria, incontinenza per i gas e/o le feci, dolore addominale e meteorismo. Tale significatività si è mantenuta a T2. La LFD ha incrementato il numero di pazienti che presentavano feci di consistenza normale, secondo la scala di Bristol. Il test SF-36 ha mostrato un miglioramento di tutti gli indici, con una differenza significativa a T1 vs T0, per quanto riguarda la limitazione di ruolo dovuta alla salute fisica e il dolore fisico. Tale significatività si è mantenuta anche a T2, comparendo, inoltre, per quel che concerne attività fisica, attività sociali, limitazioni di ruolo dovute allo stato emotivo e salute mentale. Il questionario HADS ha evidenziato un miglioramento significativo dell’ansia a T1 e T2, ma non dei sintomi depressivi, mentre la qualità del sonno è risultata non significativamente modificata. Il 92,3% dei pazienti ha dichiarato di essere soddisfatto della LFD. Il grado di miglioramento dei sintomi è risultato elevato sia a T1, sia a T2. Dai dati ottenuti a T2, è stato possibile osservare che il lattosio è stato il FODMAP che ha provocato più frequentemente sintomi. I risultati ottenuti hanno permesso di proporre una dieta definitiva e personalizzata a ciascun paziente, che ha previsto la reintroduzione nell’alimentazione quotidiana di molti cibi, pur appartenenti alla categoria dei FODMAPs, ma ben tollerati, con le indicazioni della nutrizionista riguardo alle frequenze di consumo di alcuni di essi.
La LFD ha migliorato i sintomi tipici dell’IBS, senza indurre alcun effetto sullo stato nutrizionale e sulla composizione corporea dei pazienti. L’attivo coinvolgimento della nutrizionista ha giocato un ruolo fondamentale nel garantire l’adesione al trattamento e l’adeguatezza nutrizionale della dieta. Il reinserimento di alcuni FODMAPs, non solo non ha inficiato i miglioramenti ottenuti durante la fase di eliminazione, ma ha anche permesso di individuare precisamente i cibi responsabili delle manifestazioni cliniche, permettendo alla nutrizionista di consigliare ai pazienti una dieta personalizzata e più facile da seguire. Ulteriori studi futuri su un maggior numero di pazienti con IBS sono comunque necessari per confermare i risultati del presente studio pilota.
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