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Tesi etd-06292007-081619
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Tipo di tesi Tesi di laurea specialistica
Autore Fiori, Simona
URN etd-06292007-081619
Titolo DISTURBO DELLA SENSIBILITA' NEL BAMBINO CON EMIPLEGIA
Settore scientifico disciplinare MEDICINA E CHIRURGIA, FACOLTA'
Corso di studi MEDICINA E CHIRURGIA
Commissione
Nome Commissario Qualifica
Prof. Giovanni Cioni Relatore
Parole chiave
  • sensibilità
  • emiplegia
  • paralisi cerebrale
Data inizio appello 2007-07-17
Disponibilità unrestricted
Riassunto analitico
L’emiplegia infantile è una paralisi unilaterale, risultato di una lesione che agisce sul sistema nervoso centrale immaturo e rappresenta poco meno di un terzo di tutte le forme di Paralisi cerebrale infantile.
Sebbene il deficit motorio sia dominante nel quadro clinico di emiplegia, è stato appurato che il disturbo della sensibilità è frequentemente associato, e riveste un ruolo molto importante nel definire la prognosi del disturbo motorio e stabilire un adeguato programma di riabilitazione.
Dalla letteratura emerge che il disturbo della sensibilità nella emiplegia infantile è presente in una percentuale variabile dal 65 al 94% (Mirham e Tachdjian, 1958; Twitchell, 1966; Tizard, 1954; Hohman, 1955; Wilson, 1967; Uvebrant 1988; Lesny, 1993; Yekutiel, 1994, Van Heest, 1993; Cooper, 1995). Purtroppo i vari studi sono difficilmente confrontabili per la diversa numerosità del campione e per la diversa metodologia utilizzata. Secondo gli studi più importanti (Cooper et al. 1995) i disturbi della sensibilità più frequentemente rappresentati sono: la astereognosia (78%), il deficit del senso di posizione (67%) e della discriminazione tra due punti (57%).
Data la rilevanza epidemiologica del disturbo, è utile capire se ed in che misura esso possa influenzare il quadro motorio nell’emiplegia, in particolar modo per quanto concerne l’arto superiore. Pochi gli studi in letteratura che hanno preso in considerazione tale aspetto. In particolare, nello studio di Cooper (1995) non viene trovata nessuna correlazione tra il disturbo della sensibilità e il deficit motorio valutato come pattern di grasping. Un altro importante studio descrive invece una associazione statisticamente significativa tra il disturbo della sensibilità e la destrezza manuale, mentre non mette in evidenza una correlazione con l’impiego spontaneo della mano in diverse attività bimanuali (Krumlinde-Sundholm e Eliasson, 2002).
I fattori che possono influenzare il disturbo della sensibilità nelle sue caratteristiche qualitative e quantitative sono molti e ancora non del tutto definiti. Sicuramente le caratteristiche della lesione ed in particolare il coinvolgimento di aree corticali deputate alla elaborazione delle informazioni afferenti sensitive giocano un ruolo importante così come la riorganizzazione del sistema motorio, che può indurre una segregazione interemisferica delle aree per il controllo del movimento e di quelle somatosensoriali.
Alla luce di queste osservazioni, l’obiettivo dello studio presentato nella tesi è stato quello di valutare la presenza del disturbo di sensibilità in un campione di ventidue bambini con emiplegia congenita e acquisita e di verificarne una eventuale correlazione con la compromissione motoria, con il timing e la gravità della lesione e con il tipo di riorganizzazione del sistema motorio.
Tutti i soggetti sono stati sottoposti ad una batteria di test per la valutazione di diverse modalità somatosensoriali nell’arto superiore (sensibilità tattile, sensibilità dolorifica, senso di posizione, stereognosia, grafestesia, discriminazione tra due punti e doppia stimolazione simultanea).
Per la valutazione motoria dell’arto superiore sono state applicate due scale, Melbourne assessement of unilateral upper limb fuction e scala Fedrizzi.
Di ciascun soggetto sono state esaminate le neuroimaging al fine di valutare le caratteristiche e la gravità della lesione.
Un sottogruppo di dodici bambini è stato sottoposto ad un assessement neurofisiologico (Stimolazione Magnetica Transcranica), al fine di stabilire il tipo di riorganizzazione del sistema motorio.
Dall’analisi dei dati è emerso che il disturbo della sensibilità è presente nel 73% del campione oggetto di studio e che la discriminazione tra due punti rappresenta la modalità sensoriale più frequentemente compromessa, seguita dalla stereognosia e dalla grafestesia.
Lo studio ha inoltre mostrato una correlazione statisticamente significativa tra il disturbo della sensibilità e il deficit motorio dell’arto superiore, in particolare per ciò che riguarda il grasping.
Anche le caratteristiche della lesione e la sua gravità sono apparse un fattore rilevante nell’entità del deficit sensitivo.
Per quello che riguarda i dati relativi al tipo di riorganizzazione motoria, si sono riscontrati punteggi inferiori ai test di valutazione della sensibilità nei soggetti con riorganizzazione contralesionale rispetto ai bambini con riorganizzazione ipsilesionale.
In conclusione il disturbo della sensibilità appare frequente nei bambini con emiplegia e sembra dipendere da numerosi fattori il cui meccanismo patogenetico è solo in parte conosciuto. Solo una corretta definizione del disturbo sensitivo e dei fattori ad esso correlati potrà aiutare nella formulazione di un giudizio prognostico e consentire un adeguato piano di trattamento riabilitativo.
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