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Archivio digitale delle tesi discusse presso l’Università di Pisa

Tesi etd-06092013-190602


Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale LM5
Autore
SICILIA, GABRIELE
URN
etd-06092013-190602
Titolo
Commercio elettronico "business to consumer" transfrontaliero nell'UE: problematiche e profili di sviluppo.
Dipartimento
GIURISPRUDENZA
Corso di studi
GIURISPRUDENZA
Relatori
relatore Prof.ssa Martines, Francesca
Parole chiave
  • Nessuna parola chiave trovata
Data inizio appello
08/07/2013
Consultabilità
Completa
Riassunto
Commercio elettronico “business to consumer” transfrontaliero nell’UE: problematiche e profili di sviluppo

(Gabriele Sicilia)

Il corretto funzionamento del mercato interno è sempre stato uno degli obiettivi fondamentali delle istituzioni dell’Unione Europea. In questo ambito la vendita transfrontaliera a distanza è stata identificata come uno dei possibili strumenti per realizzare tale obiettivo. All’inizio del nuovo millennio internet ha aperto nuove possibilità di vendita; infatti, attraverso pochi click, permette al consumatore di raggiungere i produttori sparsi per il continente direttamente da casa propria.
Le istituzioni comunitarie non tardarono a comprendere queste nuove potenzialità, emanando due direttive, la 97/7/CE riguardante la tutela dei consumatori nei contratti a distanza e la 2000/31/CE detta direttiva sul commercio elettronico. Nonostante l’entrata in vigore di tali disposizioni normative, nei considerando introduttivi della direttiva 2011/83/UE sui diritti dei consumatori si legge che gli obiettivi di sviluppo del commercio elettronico nel mercato interno non sono stati raggiunti.
Questo lavoro cerca di dare conto delle ragioni di questo incompleto sviluppo delle potenzialità del commercio elettronico. Si è proceduto ad un’analisi delle varie fasi della compravendita online business to consumer transfrontaliera, evidenziando tutte le problematiche connesse e che l’Unione Europea tenta di risolvere con risultati non del tutto soddisfacenti. Il punto di vista privilegiato è stato quello del consumatore, sempre più spesso eletto quale destinatario della normativa comunitaria che regola i mercati. Tale approccio non ha comunque tralasciato l’analisi delle criticità incontrate dalle imprese che si rivolgono a tale modalità di commercio.
Le direttive di armonizzazione minima sin qui emanate non hanno raggiunto gli obiettivi sperati, nonostante la banalizzazione dei costi di trasporto, lo sviluppo delle tecnologie e l’introduzione di istituti quali il recesso, la disciplina del difetto di conformità, le prescrizioni riguardanti le informazioni dirette alla conclusione della compravendita e l’introduzione di strumenti extragiudiziali di risoluzione delle controversie, caratterizzati da una maggiore velocità e costi inferiori rispetto ai ricorsi giurisdizionali.
Per rispondere al mancato sviluppo dell’ e-commerce le istituzioni hanno iniziato ad emanare anche nel settore del commercio elettronico atti normativi di armonizzazione massima, come la proposta di regolamento di diritto comune europeo della vendita (CESL), il regolamento sulla protezione dei dati personali e la proposta di regolamento riguardante gli strumenti di Online dispute resolution a favore dei consumatori relativi alle operazioni transfrontaliere del commercio elettronico. Inoltre, anche la direttiva 2011/83/UE lascia poco spazio all’autonomia della normativa di recepimento statale. L’Unione Europea sta quindi legiferando per far si che non possa più considerarsi internet come un luogo immateriale, privo di leggi ed autorità preposte alla loro osservanza. Sembra impossibile, o quantomeno estremamente arduo, se si considerano le caratteristiche essenziali del web, identificare un’autorità che possa regolare l’intero commercio elettronico mondiale, oppure pervenire a fonti di autoregolamentazione a causa dell’elevato numero di soggetti coinvolti.
Nella tesi sono state svolte alcune considerazioni anche sul futuro del diritto europeo dei contratti. Abbandonata l’idea di codice civile europeo, accantonato il quadro comune di riferimento in materia contrattuale, il futuro dell’Unione appare ad un punto di svolta, alla luce anche del perdurare della crisi economica mondiale. Troppe appaiono tutt’ora le differenze politiche, culturali ed economiche tra gli Stati membri, legati ancora ad una visione sempre troppo poco incline alla cessione di sovranità anche in materia prettamente contrattuale. Al contrario, una completa armonizzazione in tale ambito porterebbe probabilmente ad un mercato interno più solido, capace forse di affrontare la supremazia dimensionale e tecnologica delle industrie statunitensi e la manodopera a basso costo di India e Cina. Le norme di diritto contrattuale introdotte fin qui dalle istituzioni comunitarie appaiono invece frammentarie e poco efficaci.
Avendo identificato la principale causa del mancato sviluppo del commercio elettronico con la persistente sfiducia dei consumatori nei confronti della compravendita online, una maggiore attenzione verso condizioni contrattuali più eque e attente alle esigenze dei contraenti deboli potrebbe essere la soluzione per incrementare il consenso attorno a questo tipo di vendita. Si ritiene possibile conciliare la tutela del consumatore con il potenziamento del mercato interno attraverso una visione strumentale delle norme poste a favore del contraente debole. Migliorando le condizioni in cui si trova ad operare il compratore al momento della stipulazione del contratto è facile ipotizzare un incremento delle vendite. In questo modo, verrebbe superata la teoria che contrappone la tutela del consumatore al libero sviluppo del mercato per approdare ad una nuova visione strumentale che indirizza l’attenzione nei confronti delle esigenze del compratore anche al miglioramento dell’ e-commerce.
Per ottenere risultati significativi però, occorre che le imprese si convincano che sostenere costi maggiori o accettare guadagni inferiori per migliorare la tutela dei contraenti deboli sia una strategia ineludibile per realizzare un mercato più efficiente. In questa accezione, si può quindi parlare di giustizia sociale nell’ambito del commercio elettronico. Altrimenti, fintanto che gli utenti continueranno a manifestare tale diffidenza verso l’ e-commerce, e le istituzioni dell’Unione Europea non troveranno un modo per eliminarla, il futuro della compravendita online continuerà ad apparire come un’occasione mancata.


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