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Archivio digitale delle tesi discusse presso l’Università di Pisa

Tesi etd-03282018-215941


Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale LM5
Autore
IELO, GIOVANNA
URN
etd-03282018-215941
Titolo
Il contributo delle missioni PESD nell'attivitá di contrasto all'immigrazione irregolare
Dipartimento
GIURISPRUDENZA
Corso di studi
GIURISPRUDENZA
Relatori
relatore Prof. Marinai, Simone
Parole chiave
  • PESD
Data inizio appello
30/04/2018
Consultabilità
Completa
Riassunto
Il presente lavoro di tesi si pone l’obiettivo di esaminare il contributo delle missioni PESD impiegate per l’attività di contrasto all’immigrazione irregolare.
Dopo un primo periodo di ricerca presso l’Universidad de Càdiz, lo studio, strutturato per blocchi tematici, è proseguito a Pisa sfociando nella redazione di tre capitoli e le considerazioni conclusive.
Come si potrà constatare, nel seguente elaborato si farà particolare riferimento agli atti e ai documenti - frutto dei processi decisionali della politica estera di sicurezza comune e della politica europea di sicurezza e di difesa dell’Unione europea - che attribuiscono, solo di recente e in modo esplicito, nel mandato delle missioni PESD, il compito di contrasto all’immigrazione irregolare.
Il capitolo I riguarderà le cause prime e le questioni generali che hanno portato a varare, negli anni più recenti, missioni civili e militari in ambito PESD e il cui mandato contempla l’attività di contrasto all’immigrazione irregolare; ovvero verrà evidenziata la crisi migratoria che sta affrontando l’Europa dopo la cosiddetta primavera araba e i conflitti seguiti in Siria, Egitto, Libia e nei paesi dell’Africa sub-sahariana.
Significativa potrà risultare l’analisi delle variazioni dei flussi migratori degli ultimi cinque anni che segnala lo spostamento delle rotte migratorie in correlazione alle situazioni di crisi dei paesi di origine e di approdo dei migranti. Gli Stati membri dell’UE più colpiti dalla crisi economica, come l’Italia e la Grecia, dal 2013 sono diventati i principali punti di ingresso per migranti e rifugiati; quindi la prima parte della tesi evidenzierà l’impegno richiesto all’Unione europea per il controllo delle frontiere, la gestione dei flussi migratori, le politiche in materia di asilo, di non refoulement e di accoglienza connesse all’immigrazione irregolare.
Per superare queste criticità la politica europea si è posta obiettivi precisi con l’Agenda Europea sulla migrazione del 2015 che definisce un nuovo approccio strategico per gestire i flussi migratori a medio e lungo termine.
Verranno descritti i vari piani operativi per il controllo delle frontiere, da Mare Nostrum al piano operativo Triton, fino al più recente piano operativo Themis varato il 1° febbraio del 2018 che sostituisce Triton nel Mediterraneo centrale
Nel capitolo II verranno ricercate e analizzate le radici storiche e normative della politica estera di sicurezza comune (PESC) e della politica europea di sicurezza e difesa comune (PESD) dell’Ue a partire dalla nascita, nel 1948, dell’Unione Europea Occidentale (UEO) le cui residue attività sono cessate il 1° luglio del 2011.
Fu il Consiglio europeo di Colonia del 1999 che segnò la nascita della Politica europea di sicurezza e di difesa (PESD) - parte integrante della PESC- ai sensi dell’articolo 24 del Trattato di Lisbona del 2007 che prevede altresì il passaggio progressivo da una politica di difesa comune ad una [effettiva] difesa comune. Tra le modifiche strutturali più importanti apportate dal Trattato di Lisbona vi è l’istituzione dell’Alto Rappresentante dell’Unione per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, inteso come mandatario del Consiglio e assistito dal Servizio Europeo per l’Azione Esterna (SEAE). Nonostante il Trattato abbia inteso riunire sotto un'unica anima l’Azione Esterna dell’Unione e integrare la PESC nella sua architettura costituzionale, in termini giuridici si è raggiunta solamente un’unità apparente, in quanto rimangono impregiudicate le competenze degli Stati membri nella loro politica estera.
Nei paragrafi del Capitolo II verranno incluse le forme di cooperazione tra Unione europea e ONU nella gestione delle crisi internazionali - in correlazione con la PESD- descrivendo i sei possibili scenari di partenership sul campo. Analogamente per le forme di cooperazione tra la Unione europea e la NATO.
Le prime cooperazioni con la NATO si sono avute grazie all’adozione degli Accordi di Berlino Plus del 2003, da cui è scaturita per esempio la missione EUFOR Althea in Bosnia-Erzegovina. Attualmente sono 17 le missioni PESD in corso - 11 civili e sei militari - nei tre continenti (Europa, Africa e Asia); e si tratta in larga parte di azioni a sostegno di riforme della polizia, del sistema giudiziario e di rafforzamento-addestramento delle Forze armate ovvero della capacity building, che facilitano accordi di cessazione delle ostilità e ne assicurano il rispetto.
Nella parte finale del capitolo II, verranno analizzate nello specifico le singole missioni PESD in corso, ma senza compiti espliciti di contrasto all’immigrazione irregolare.
Il capitolo III affronterà il nodo centrale del contributo delle missioni PESD impiegate nell’attività di contrasto all’immigrazione irregolare, con particolare attenzione ai teatri operativi lungo la rotta del mediterraneo centrale dove si registra, nella composizione per nazionalità, un flusso costante di migranti proveniente dall’Africa sub-sahariana mentre la Libia è il principale paese di partenza per quasi il 90% dei migranti.
Dopo la perdita di centinaia di vite umane in un naufragio al largo di Lampedusa nell’aprile del 2015 è stata creata in tempi record la missione EUNAVFORMED (forza navale diretta dall’Unione europea nel Mediterraneo) ovvero un’operazione militare di peace-keeping con sede operativa situata a Roma. La Risoluzione 2240 del Consiglio di sicurezza amplia, rispetto a quanto contenuto nel mandato di EUNAVFORMED-Operazione Sophia, la gamma di azioni esperibili dalla missione, prevedendo eccezioni alla Convezione di Montego Bay in materia di diritto di visita e consenso dello Stato di bandiera così come la possibilità di ricorrere all’uso della forza. Lasciando immutato il perimetro operativo limitato alle acque internazionali. Sempre nel capitolo III verranno analizzate le Decisioni adottate dal Consiglio con le quali si attribuiscono ad altre missioni PESD compiti correlati all’attività di contrasto all’immigrazione irregolare come la missione di assistenza alle frontiere, EUBAM Libia ovvero compiti espliciti come per le missioni EUCAP Sahel in Mali e Niger: paesi dell’Africa sub-sahariana dove sono presenti conflitti violenti e situazioni economiche che originano flussi migratori. Un paragrafo ad hoc inoltre tratterà il contributo dell’Italia alle missioni PESD nell’attività di contrasto all’immigrazione irregolare.
Analogamente un paragrafo verterà sul contributo della Spagna, con cenni alla sua esperienza (meno recente) nella protezione delle sue frontiere e il differente interesse di partecipare alle missioni PESD impiegate nell’attività di contrasto all’immigrazione irregolare.
Nelle conclusioni verranno svolte considerazioni sui progressi compiuti nel quadro dell’agenda sulla migrazione facendo riferimento alla Relazione comunicata dalla Commissione europea il 14 marzo 2018 e rintracciando le azioni chiave che l’Unione europea intende intraprendere per il raggiungimento di un accordo globale in materia di immigrazione. Considerando che le Decisioni in ambito di politica europea di sicurezza e di difesa dell’Unione europea sono frequenti, in correlazione con esse, si evidenzierà il contributo delle missioni PESD impiegate per l’attività di contrasto all’immigrazione irregolare, ovvero verrà compiuta una valutazione conclusiva in termini di efficacia, alla luce delle situazioni più recenti.
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