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Tesi etd-02122009-200802
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Tipo di tesi Tesi di laurea specialistica
Autore BENEDETTINI, ELISA
URN etd-02122009-200802
Titolo VERITA' E RETORICA SUI NOMADI: LA COSTRUZIONE DELL'OPINIONE PUBBLICA IN ITALIA
Settore scientifico disciplinare SCIENZE POLITICHE, FACOLTA'
Corso di studi PROGRAMMAZIONE E POLITICA DEI SERVIZI SOCIALI
Commissione
Nome Commissario Qualifica
Prof. Massimo Ampola Relatore
Parole chiave
  • rom
Data inizio appello 2009-03-09
Disponibilità mixed
Data di rilascio2049-03-09
Riassunto analitico
Dove non si sa, comunque fuori dai “nostri” territori! Questo è il motto che imperversa contro i rom. Cacciati dalle città, fuori anche dalle periferie senza nessuna preoccupazione di dove andranno. Ma la politica degli sgomberi non risolve nessun problema, semmai lo sposta nello spazio: è come spazzare la casa per buttare lo sporco sotto un tappeto. Così matura nell’indifferenza generale il nuovo porrajmos dei rom, ma si può essere abusivi su un terreno non sulla terra, tanto meno in Europa! Con la loro presenza quasi mitica gli “zingari” sembrano destinati a vagare e ricominciare sempre daccapo. “Seppellitimi in piedi, sono restato in ginocchio per tutta la vita” è l’appello (da cui trae anche il titolo il libro di I. Fonseca) che uno zingaro, stanco delle vessazioni a cui il suo popolo è sottoposto rivolge alla scrittrice…e le cose oggi non sembrano andare tanto diversamente. I pregiudizi più frequenti e trasversali alle persone per grado di istruzione, lavoro e classe sociale sono che gli zingari rubano i bambini, non hanno voglia di lavorare, sono nomadi e vogliono abitare nei campi. I pregiudizi sono proiezioni di timori irrazionali, personali e collettivi e come diceva Albert Einstein “è più facile disintegrare un atomo che un luogo comune”, ma quanto siamo abituati a guardare il mondo dal limite, mettendoci al margine per osservare la realtà? La malattia, il bisogno, il dolore, la discriminazione entrano ed escono dalla nostra vita continuamente, abituarci alle nostre fragilità, capire quanto sono comuni agli altri esseri umani ci aiuta a vedere il punto di vista dell’altro e non esclude nessuno. La politica scelta dall’attuale Governo è orientata più al controllo che all’accoglienza, la discriminazione non ha più limiti, né pudore: rilevazione di impronte digitali anche ai bambini; classi-ponte o differenziate; rinnovo del Permesso di Soggiorno dietro pagamento; demolizioni e sgomberi forzati di campi nomadi sia regolari che abusivi. La rilevazione delle impronte digitali ai bambini rom, che evoca odiose discriminazioni, è il risultato di una lunga e tragica catena, una fabbrica della paura ben architettata che vede coinvolti tutti quanti: istituzioni, partiti, mass media. Oggi dovremmo essere preoccupati non solo per le inpronte ai bambini rom, ma soprattutto per quelle che la nostra società ha disseminato lungo questo anno, impronte inzuppate nell’inchiostro dell’indifferenza, del razzismo e del pregiudizio. Anche le insegnanti lanciano un appello al Governo: con gli sgomberi forzati i bambini sono costretti ad abbandonare la scuola e il lavoro svolto da anni svanisce. Se i bambini lasciano la scuola, proprio loro che sono il tramite con le famiglie, sarà difficile riuscire a parlare realmente di integrazione. Per il Governo, l’emergenza dell’Italia sono i rom, che rappresentano lo 0,3% della popolazione. Ma uno stato d’emergenza è semmai quello dell’assenza di legalità e di democrazia in un Paese come l’Italia che è uno dei Paesi più condannati davanti alla Corte europea per i diritti umani. Ci sono poi politici come Alfredo Mantovano che spacciandosi per sociologi spiegano, lombrosianamente, come ogni gruppo etnico sia legato a specifici crimini concludendo che “i rom rubano i bambini”. L’Indipendent parla di comportamento incivile e di una crescente repressione delle minoranze che ricorda le politiche del fascismo. La stigmatizzazione ufficiale dei rom ha scatenato la furia popolare con gli attacchi ai campi nomadi. Quando si parla di migranti esiste una sorta di autocensura ma quando si parla di rom, i freni inibitori cadono del tutto. La discriminazione verso di loro è bipartisan e mette d’accordo destra e sinistra. Oggi più che mai non dobbiamo essere pigri nel ricordare e non dobbiamo resistere nel capire quanto tutto questo ci riguarda; non deve essere dimenticata la facilità con la quale ci possiamo ritrovare da un momento all’altro a vivere nel buio di periodi storici che pensavamo irripetibili nella contemporaneità del nostro esistere. Le politiche sociali devono partire dalla consapevolezza dei codici culturali d’appartenenza di ogni gruppo sociale perché prescindere da essi produrrebbe interventi inefficaci. Per gli zingari sono state attuate politiche di salvaguardia/emarginazione che non sono state fatte per altre minoranze etniche. E’ fondamentale sollecitare i processi di confronto, di ricerca dell’appartenenza e di composizione di punti di vista differenti, facilitando il protagonismo attivo, l’empowerment dei soggetti.
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